Alitalia, molte parole pochi fatti: M5S e PD litigano su nomine e strategie

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di Luca Spoldi 19 Giugno 2020 | 12:50

Alitalia, tante parole pochi fatti

Ormai non è una novità: anche su Alitalia ai molti annunci sono seguiti sinora ben pochi fatti concreti da parte del governo italiano. La Newco pubblica che dovrebbe avere una dote di 3 miliardi di euro e rilevare parte delle attività della compagnia in amministrazione straordinaria è ferma, secondo varie fonti giornalistiche a causa del braccio di ferro sulle nomine.

Al PD non spiacerebbe Lazzerini ai vertici

A mettersi di traverso sarebbe in particolare M5S che non sarebbe convinto della promozione dell’attuale direttore commerciale di Alitalia, Fabio Lazzerini (indicato dal PD), alla poltrona di amministratore delegato. Così malgrado l’annuncio del 12 giugno di una “imminente” costituzione fatto dalla ministra dei Trasporti, Paola De Micheli (PD), e quello di decisioni da prendere “in settimana” arrivato da Palazzo Chigi il 14 giugno, ancora la Newco è al palo mentre i partiti litigano sulle poltrone e il business plan è tutto da disegnare, anche se parrebbe che la “nuova” nuova Alitalia non prevederà alcuna offerta low cost.

M5S preferirebbe un manager tedesco

M5S che col ministro Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico) deve dare il suo via libera, punterebbe sull’attuale presidente e amministratore delegato di Air Dolomiti (gruppo Lufthsansa), Joerg Eberhart, anche in vista di una futura partnership commerciale tra le due compagnie e, forse, la vendita di una “mini Alitalia”, una volta ristrutturata, al gruppo tedesco, sempre che dopo l’epidemia di Covid-19 l’operazione interessi ancora. Così anche se il premier Giuseppe Conte promette che Alitalia “non sarà un carrozzone di stato, ma un nuovo soggetto che dovrà riuscire a interpretare quello che è lo spazio di mercato attualmente disponibile, sia in Italia che per quanto riguarda le tratte internazionali”, qualche dubbio è legittimo.

Oltre 12 miliardi di oneri per i contribuenti

A pagare, in ogni caso, saranno sempre i contribuenti italiani per i quali il mantenimento in vita di Alitalia, sia pure con dimensioni e obiettivi via via più limitati, è già costato circa 12,6 miliardi di euro nel corso degli anni senza neppure contare i 3 miliardi previsti da questo ennesimo tentativo di rilancio. Una cifra con cui, in base all’attuale capitalizzazione di mercato, si sarebbero potute acquistare Air France-Klm (1,9 miliardi), Lufthansa (4,8 miliardi) e International Airlines Group (5,9 miliardi), cui fanno capo British Airways e Iberia.

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