Decreto Semplificazioni rischia di non semplificare nulla

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di Luca Spoldi 9 Luglio 2020 | 12:56

Decreto Semplificazioni, Conte e M5S esultano

Il “decreto Semplificazioni” non è ancora passato al vaglio del Parlamento che già molti commentatori esprimono dubbi sulla reale portata del provvedimento, che il premier Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle (M5S) stanno facendo a gara per intestarsi dipingendolo come una “riforma anti burocrazia”. Non è affatto convinto che sia tale, ad esempio, Sabino Cassese, giurista e accademico italiano oltre che giudice emerito della Corte Costituzionale.

Cassese: non si sburocratizza così il paese

Non si sburocratizza il paese, nota Cassese, attraverso un provvedimento di 96 pagine, 48 articoli, approvato a notte fonda, che per di più è diventato l’ennesimo provvedimento “omnibus” in cui i partiti hanno inserito di tutto cercando di approfittare della decretazione d’urgenza, di cui da più parti si segnala come i governi italiani stiano abusando da tempo, peraltro senza particolari successi.

Formula “salvo intese” segno di poca competenza

Il decreto, inoltre, come già molti altri provvedimenti prima di lui è stato varato “salvo intese” e Cassese elenca le tante debolezze che hanno condotto a tale formula: un classe di governo “con scarsa esperienza e poca competenza”, un M5S “animato da furori ideologici transeunti”, una cultura politica a cui “sono estranee le politiche”, l’inesperienza amministrativa, il rifiuto del dialogo. Un incrocio di limiti che rischia di generare l’ennesima montagna di carta fatalmente destinata a produrre un topolino in termini di effetti concreti.

Decreto muove da premesse errate

Più critico Carlo Stagnaro, che nota come il decreto parta dal presupposto, errato, che “che la lentezza nel realizzare opere pubbliche vada ricondotta alla fase dell’affidamento dei lavori”. Peccato però che tale fase occupi, mediamente, 6 mesi a fronte dei 4,4 anni necessari in media per completare un’opera pubblica, contro i 2,5 anni della fase di progettazione e gli 1,3 anni della fase di costruzione, mentre anche i ricorsi (il “contenzioso”) riguardano appena l’1,5% delle procedure bandite.

Burocrazia rischia di aumentare, non diminuire

La lunghezza delle opere pubbliche, concluse Stagnaro, dipende esattamente dalla burocrazia, con i cosiddetti tempi di attraversamento che “incidono per il 54% dei tempi totali di realizzazione delle opere”, in particolare incidendo sulla fase di progettazione preliminare. Ma qui il decreto non incide minimamente ed anzi i “presidi di legalità” preannunciati da Conte rischiano di allungare ulteriormente i tempi creando nuova burocrazia (o al limite di lasciare inalterate le cose come stanno).

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