Londra, quando l’alta moda cerca di “svecchiarsi” per sopravvivere

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di Redazione 25 Settembre 2013 | 13:01

Gli esclusivi laboratori sartoriali di Savile Row guardano anche ai ricchi uomini d’affari mediorientali e asiatici per sopravvivere e mantenere il proprio ruolo di status symbol

LO STATUS SYMBOL LONDIENSE – Da un lato la concorrenza sempre più spietata, dall’altra la crisi che svuota le tasche degli europei. Così gli esclusivi laboratori sartoriali di Savile Row, storica via londinese dove da oltre 200 anni hanno sede negozi che confezionano abiti su misura, guardano ai ricchi uomini d’affari mediorientali e asiatici per sopravvivere e mantenere il proprio ruolo di status symbol. Cercando al contempo di “svecchiarsi” un po’, pur senza perdere di vista il fortissimo legame con le tradizioni che da sempre li caratterizza.

LA PUBBLICITA’Dege & Skinner per esempio – prima boutique sartoriale di Sevile Row – ha iniziato quest’anno a fare pubblicità, per la prima volta nei suoi 148 anni di vita in cui era sempre bastato il passaparola. Non solo: ha anche deciso di spedire via mail, anziché per posta, gli inviti alle presentazioni e le comunicazioni ai clienti. Una trasformazione resasi  necessaria per tenere a bada l’avanzata dei colossi nascenti, che rischiano di cambiare per sempre i connotati alla storica via che dal 1733 è simbolo degli abiti maschili della nobiltà inglese.

I VERI LABORATORI – A partire da Abercrombie & Fitch che – nonostante le proteste della Savile Row Association – ha appena aperto un negozio di abbigliamento per bambini al numero tre della via. “Noi siamo i veri, originali laboratori sartoriali di Savile Row al contrario di quelli che, pur definendosi tali, non riconoscerebbero un paio di forbici da un paio di cesoie”, ha tenuto a precisare il managing director di Dege & Skinner, William Skinner, citato da Bloomberg Businessweek.

LA DOMANDA DAGLI STRANIERI – Oggi per queste boutique storiche, scrive il settimanale, la domanda arriva sempre di più da clienti stranieri, per esempio da giovani colti cinesi che studiano in Gran Bretagna e che “grazie alla letteratura, aspirano a circondarsi di cose raffinate”, ha spiegato Simon Cundey, del laboratorio Henry Poole.

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