Il 10% delle famiglie italiane detiene la metà della ricchezza totale

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di Redazione 20 Maggio 2013 | 08:41

Lo segnala la Fisac Cgil, sulla base di uno studio sui salari nel 2012. Il resto della ricchezza (53%) è suddiviso tra il 90% delle famiglie. Stipendio di mille euro per i giovani, immutato dal 2003


NELLE MANI DI POCHI – Aumenta il divario sociale in Italia. Secondo quato segnalato da Fisac Cgil, in uno studio che si base di uno studio sui salari nel 2012, il 10% delle famiglie italiane detiene poco meno della metà (47%) della ricchezza totale. Il resto (53%) è suddiviso tra il 90% delle famiglie. Una differenza evidente, insomma, che diventa macroscopica se si guarda agli stipendi dei lavoratori, in confronto con quello dei top manager. Nel 2012 il rapporto è stato di 1 a 64 nel settore del credito, di 1 a 163 nel resto del campo economico. Nel 1970, sempre secondo lo studio del sindacato del credito della Cgil, tale rapporto era di 1 a 20.

IL DIVARIO – Come spiega commenta il segretario generale della Fisac Agostino Megale, in quattro anni, cioè dal 2009 al 2012, un lavoratore in media ha percepito 104mila euro di salario lordi. Un amministratore delegato (dati riferiti ai primi 10 gruppi per capitalizzazione a piazza Affari), nella media dei 4 anni, ha accumulato invece 17 milioni 304mila euro, con una differenza a favore di quest'ultimi di 17,2 milioni. “Un distacco enorme che richiede subito una legge che imponga un tetto alle retribuzione dei top manager”, ha aggiunto Megale.

LA PROPOSTA – La proposta della Fisac è quindi quella di un'imposta patrimoniale per le famiglie che possono contare su una ricchezza complessiva oltre gli 800mila euro, pari a 1 milione 208mila famiglie, in pratica la metà del gruppo delle più ricche (2 milioni 400 mila, che possiedono mediamente circa 1.600 mila euro). L'ultima nota negativa va a braccetto con il tallone d’achille del settore lavorativo italiano, la disoccupazione giovanile: per i giovani, infatti, la retribuzione in 10 anni non si è mai accresciuta: mille euro mensili circa in busta paga, immutata dal 2003.

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