Lavoro, la vita non inizia a 50 anni

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di Redazione 9 Gennaio 2013 | 15:18

Secondo una ricerca di Scs Consulting sul management in Italia, gli over 50  sono poco considerati all’interno delle aziende.

LA CRISI D’ETÀ – I lavoratori over 50 (intesi come specialist senior, dunque né dirigenti né quadri) sono oggi il 34% nella pubblica amministrazione (e nel cosiddetto non profit), il 25% nel mondo della finanza, il 20% nei servizi, il 18% nell’industria e il 14% nella grande distribuzione organizzata. Un vero e proprio esercito di lavoratori, che però sembrano essere snobbati dalle aziende. Questo almeno sembra emergere da una ricerca condotta dalla bolognese Scs Consulting, in collaborazione con l’Università di Bologna.

I NUMERI DELLA RICERCA – Lo studio è stato condotto su un doppio campione: quello dei direttori delle risorse umane e quello degli stessi lavoratori. Dall’analisi delle interviste ai responsabili del personale emerge che, sfatando un classico stereotipo, il lavoratore senior non è poi così fedele, altruista, disponibile a trasmettere il suo know how ai più giovani, né è troppo autonomo nel prendere decisioni. Solo un direttore del personale su due (55%), per esempio, riconosce al lavoratore senior la fedeltà e la disponibilità a supportare i colleghi più giovani (53%). Mentre nemmeno uno su due (47%) ne riconosce l’autonomia decisionale. E addirittura uno su tre (33%) pensa che lo specialista ultracinquantenne sia più efficace degli altri lavoratori.

DIALOGO TRA GENERAZIONI – Tutto questo si riflette sulle scelte pratiche delle aziende italiane. I processi organizzativi a favore della rivalutazione dell’età sono infatti rari (li adotta il 37% degli intervistati) e riguardano prevalentemente il trasferimento di know how ai più giovani (53%). Solo il 17% dichiara di riprogettare i compiti e il ruolo degli over 50, mentre addirittura poco meno del 12% si impegna a favorire il dialogo intergenerazionale. Per quanto riguarda l’Italia, si nota un certo ritardo nell’implementazione di politiche inerenti l’age management, soprattutto in confronto a Paesi come per esempio Germania e Singapore, che stanno invece affrontando con grande dinamicità le tematiche relative alla gestione dell’invecchiamento della popolazione aziendale.

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