Netflix non ha sfondato. Trecentomila abbonati non impensieriscono i big della tivù

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di Redazione 7 Settembre 2016 | 10:26

Non è bastato a Vincent Bolloré quel 14,35% per convincere gli altri azionisti di Vivendi che l’affaire Mediaset Premium fosse una buona idea. Tra accuse, lettere, e tribunali la querelle tra le due società ha tenuto banco per tutta l’estate e le conseguenze, soprattutto per il gruppo francese, ancora non sono chiare. Una questione però è emersa con forza: in questo Paese non c’è posto per due pay tv. Del resto ad accendere la miccia nell’anomalo mondo televisivo italiano ci aveva già pensato Reed Hastings quando a ottobre era arrivato in Italia con la sua creatura, Netflix, mitologica entità «on demand» che prometteva di scardinare il sistema gerarchico dei media, ma che, dati alla mano sta facendo fatica. Per lo meno sul mercato italiano. Non bisogna dimenticare, tra l’altro, che nelle intenzioni di Bolloré c’era l’ambizioso progetto di investire in contenuti per costruire un gruppo media Sud europeo, con partner chiave delle telecomunicazioni per creare una piattaforma di contenuti video on demand simile a Netflix. Dati ufficiali per quanto riguarda gli utenti Netlix nel nostro Paese non ci sono: voci di mercato parlano di 250/300 mila unità, anche se, proprio per il business di Netflix, è difficile arrivare a una cifra univoca. Dipende, banalmente, da cosa propone di mese in mese il portfolio a livello di film e (soprattutto) di serie. Con questi numeri è difficile che i «big» si sentano minacciati. In Italia come in Francia, dove Netflix è arrivato nel 2014, un anno prima rispetto a noi, e dove non riesce a spostarsi dai 750 mila utenti.

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