Perché la flat tax sulle piccole partite Iva sarà un insuccesso clamoroso

A
A
A
di Gianluca Baldini 24 Ottobre 2016 | 08:45

La Legge di Stabilità 2017 introduce l’IRI ovvero l’imposta sul reddito imprenditoriale. Nella sua ipotetica formulazione attuale l’IRI dovrebbe consentire una tassazione fiscale piatta ovvero con aliquota fissa al 24% così come già previsto per l’Ires sulle società di capitali.

L’imposta sul reddito imprenditoriale – Iri – verrà finanziata con la riduzione del rendimento nozionale 2017-2018 Ace (aiuto alla crescita economica).
Dal 2017 il rendimento nozionale Ace scenderà dal 4,75 per cento al 2,3 per cento; risalirà fino al 2,7 per cento nel 2018. Da questa manovra il Governo si attende risparmi pari, rispettivamente, a 1,8 e 1,5 miliardi di euro nei prossimi due anni. Con queste risorse, oltre all’Iri, verranno finanziate la conferma del super ammortamento e l’introduzione dell’ iperammortamento per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione.

Secondo il sito www.forexinfo.it l’IRI, stando almeno alla formulazione che si può analizzare dalle prime indiscrezioni, sarà un fallimento. Ecco perché.

Ecco perché l’IRI 2017 sarà un insuccesso clamoroso di politica fiscale

Le ultime indiscrezioni relative alla Legge di bilancio ci consentono di valutare come imprese e lavoratori autonomi con il probabile vincolo di opzione per la contabilità ordinaria, pagherebbero un’aliquota fissa, pari al 24% sugli utili che reinvestono nell’azienda o nella loro attività; sui redditi prelevati, invece, verrebbe introdotta una piena deducibilità fiscale dalla base imponibile Iri; parallelamente, su tali prelievi continuerebbe a trovare applicazione l’Irpef in misura progressiva.

Considerando che il primo scaglione Irpef è pari al 23%, quindi più o meno allo stesso livello della nuova Iri 2017, si può facilmente ipotizzare che il milione e passa di titolari di partita iva con redditi inferiori a 15.000 euro non abbia alcuna convenienza a passare al nuovo regime (tra l’altro anche concettualmente più complesso).

Inoltre, esistono diverse difficoltà operative. I soggetti potenzialmente interessati dall’IRI sono fondamentalmente i titolari di partita iva con regime contabile semplificato. Spesso tali contribuenti non hanno neanche un conto corrente bancario aziendale (non obbligatorio se non si ha la contabilità ordinaria). Per applicare l’Iri, di fatto, tali contribuenti dovrebbero dotarsi di una vera e propria contabilità ordinaria. Sarebbero disposti a farlo? Sarebbero disposti ad impegnarsi personalmente per la tenuta di una (di fatto) contabilità ordinaria? Oppure incaricherebbero un professionista? In quest’ultimo caso: sarebbero disposti a pagare un maggior prezzo per effetto dell’aumento di lavoro richiesto al commercialista? I dubbi quindi sono molti.

 

Da www.forexinfo.it

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Fisco: l’Irpef dei dipendenti pubblici sostiene le entrate

Giappone, che cosa succederà dopo il rialzo dell’imposta sui consumi

Def, manovra da 29 miliardi. Ma resta da capire come recuperarne 7

NEWSLETTER
Iscriviti
X