Intesa, il mutuo a tutele crescenti e garanzie (bancarie) calanti

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di Gianluca Baldini 4 Novembre 2016 | 08:19

Avete visto la pubblicità televisiva dei mutui di Intesa Sanpaolo? C’è la classica scenetta dei due giovani che vogliono comprare casa e si rivolgono alla banca. Mentre la scena va avanti compaiono delle scritte in sovraimpressione con le clausole offerte dai mutui Intesa Sanpaolo. Tra le altre ce n’è una molto interessante che dice: “Anche per i lavoratori a tutele crescenti”. Perché “anche” per loro? Il Jobs act non li aveva promossi occupati a tempo indeterminato facendoli diventare clienti ideali per una banca? Giovani, con un contratto a tempo indeterminato e una vita davanti. Ma, non essendoci più l’articolo 18 e essendo previsti licenziamenti molto più facili, ora che i contributi del Jobs act stanno finendo, il giovane pieno di garanzie rischia di diventare un disoccupato dalla mattina alla sera con poche possibilità di onorare il suo debito. Così i lavoratori a tutele crescenti diventano “a rischio” come i precari e quindi non avrebbero “diritto” al mutuo ma vengono magnanimamente sostenuti dalla generosità di Intesa? Stai a vedere che le famose tutele crescenti stanno per diventare garanzie calanti, per i lavoratori. Ma anche per la banca.  Certo se Intesa per attirare i clienti è costretta a scrivere che i suoi mutui vengono concessi “anche ai lavoratori a tutele crescenti”, vuol dire che altri istituti di credito non glieli concedono facilmente. O forse non glieli concedono proprio.

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