Presidenziali Usa, ecco chi ha finanziato Hillary e Donald

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di Redazione 7 Novembre 2016 | 11:06

da WIRED

Siamo nel pieno dell’ultima settimana prima dell’elezione del 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America.  L’altra partita che sta per finire, intanto, è quella delle donazioni ai candidati e ai rispettivi comitati per la campagna elettorale. Un vero ginepraio, quello del finanziamento pubblico elettorale statunitense, in cui chiunque può donare quello che vuole nei modi più diversi, dalle donazioni dirette ai comitati alla raccolta tramite Pac e SuperPac fino al passaggio in quello che gli esperti chiamano “dark money“, legato ad enti che possono rimanere anonimi.

Hillary Clinton guida la classifica: ha portato a casa, stando ai numeri di Opensecrets.com (un osservatorio del think tank indipendente Center for Responsive Politics) ricavati a loro volta dalle informazioni della Federal Election Commission, qualcosa come 497,8 milioni di dollari diretti alla sua persona anche tramite comitati come i cosiddetti Pacs o SuperPacs e 189,4 attraverso altri finanziamenti diretti. Per Donald Trump, invece, i milioni sono 247,5 destinati alla sua campagna e 59,3per così dire esterni. Sono i numeri più aggiornati, quelli del 31 ottobre, non dovrebbe essere cambiato molto agli sgoccioli del lungo percorso.

A proposito, ma cosa sono i SuperPac? Si tratta dei Super political action committees, organizzazioni di raccolta fondi nate da una sentenza del 2010 che appoggiano un politico o un partito in modo privato e indipendente al di fuori dei vincoli applicati alle donazioni dirette rivolte ai comitati. Possono per esempio mantenere segreto il nome dei finanziatori fino alla conclusione delle elezioni e i candidati non possono essere considerati responsabili delle azioni di queste organizzazioni lobbistiche. Vanno insomma oltre i Pac in particolare per le fonti da cui ricevono denaro: mentre quest’ultimi possono raccogliere donazioni solo fra i propri membri (sono circa 4.600 i Pac nel Paese) i “super” possono aprire le porte a chiunque.

Dunque, per fare ordine, i canali attraverso cui possono arrivare i soldi sono 1) comitati ufficiali 2) Pac e SuperPac 3) comitati uniti fra i primi e i secondi o solo fra i secondi e 4) dark money.  Nel complesso, considerando tutti i partecipanti alle lunghe primarie e tutte le fonti – dunque da Sanders a Cruz passando per Bush, Rubio, Kasich, Carson, Fiorina e tutti gli altri – i fondi raccolti ammontano a 1,3 miliardi di dollari dai candidati e dai loro comitati e 594 milioni dai SuperPac.

Nel caso della Clinton la parte del leone la fa il comitato ufficiale Hillary for America con 497,8 milioni di dollari raccolti davanti al SuperPac Priorities Usa Action con 175. Nel caso di Trump il comitato Donald J Trump for President con 247 milioni, seguito dal SuperPac Rebuilding America Now con una ventina.

Alcune curiosità vengono fuori dal dettaglio delle organizzazioni più generose che hanno versato specificamente al comitato della campagna dei candidati. Cifre molto più basse di quelle già citate, che al contrario mettono insieme tutti i Pac, i SuperPac e le organizzazioni (spesso anonime e senza tetto di raccolta) sotto l’egida del cosiddetto 501(c)(4), una sigla che allude a una parte della normativa fiscale statunitense dietro la quale c’è di tutto, dalle organizzazioni dei veterani a quelle religiose passando per le Camere di commercio o i potenti fondi pensionistici. C’è infatti da ricordare che le donazioni ai comitati ufficiali hanno un tetto di 2.700 dollari per individuo e 5.000 per le associazioni e che la quasi totalità di quelle donazioni si muove sotto i 200 dollari.

In quel senso, il confronto con le donazioni dirette e private passate attraverso i SuperPac fa impallidire: basti pensare a giganti come gli hedge.fund Paloma Partners (che ha versato 13,1 milioni), Renaissance Technologies (12,5 milioni) e Pritzker Group (11,3 milioni), pilastri dei SuperPacs pro-Clinton. Così come alla stessa Renaissance (15,5 milioni), alla GH Palmer associates (2 milioni) o alla Marcus Foundation (2 milioni) per il magnate degli hotel e dei grattacieli.

In ogni caso, per la Clinton c’è al vertice l’università della California con 1,2 milioni di dollari seguita da Alphabet, la holding di Google, con 1,1 ed Emily’s List, un Pac democratico molto importante che promuove il coinvolgimento delle donne in politica, con 692mila dollari. Fuori dal podio il colosso assicurativo Morgan & Morgan (626mila dollari), l’università di Harvard con 610mila, Microsoft con 574mila, l’ateneo di Stanford con 565mila, Apple con 519mila e infine governo e dipartimento di Stato Usa rispettivamente con 513mila e 488mila dollari. Il totale solo dei primi dieci è di quasi 7 milioni di dollari.

Per Trump le cifre relative a questo capitolo sono molto più basse, non arrivano al mezzo milione di dollari. Al vertice la Murray Energy, gigante del carbone e del bitume (102mila dollari), Alliance Resource Partners (66mila) e il dipartimento della Difesa Usa (54mila). Ma, lo ricordiamo ancora una volta, si tratta delle donazioni dirette al solo comitato per la campagna e raccolte dai dipendenti, dai proprietari e dalle loro famiglie o dai Pac organizzati all’interno di quelle specificheorganizzazioni.

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