Montepaschi, prospettive diverse tra piccoli e grandi azionisti

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di Marco Barlassina 17 Novembre 2016 | 08:32

I piccoli risparmiatori che hanno comprato le obbligazioni subordinate del Monte dei paschi sono con la corda al collo aspettando che qualcuno dia un calcio allo sgabello. Non hanno scampo, almeno a sentire quello che ha scritto la banca: o vendono le loro obbligazioni subordinate al Monte dei Paschi e investono in ricavato in azioni oppure sarà l’Apocalisse per loro e la banca più antica del mondo. D’altra parte mettiamoci nei panni di un pensionato o di una casalinga che ha investito i pochi soldi che aveva in obbligazioni, un titolo che gli era stato fatto credere (modello Banca Etruria) fosse sicuro con un rendimento garantito molto interessante e oggi si trova a dover per forza diventare proprietario di azioni, quindi di un titolo rischioso per antonomasia e sottoposto a fluttuazioni. Proprio quello che non avrebbe mai voluto.

Per gli investitori istituzionali invece il discorso è diverso. Gli hedge fund stanno vendendo azioni e comprando obbligazioni subordinate confidando che potranno trarne vantaggio da tutta l’operazione convertendo poi in azioni anche perché sanno che Generali ha in pancia tante obbligazioni subordinate che una volta convertite potrebbero significare far diventare la compagnia di Trieste il primo azionista della banca con una quota tra il 7 e il 9%. Un ancora di salvataggio fortissima anche perché a quel punto Generali sicuramente aderirebbe all’aumento di capitale forse facendo ancora la sua quota. Inevitabile quindi, che nel lungo periodo i titoli, se il Monte dei paschi  trovasse davvero pace, potrebbero salire e anche sensibilmente.

Insomma quella che per i piccoli ha tutta l’aria di un’operazione capestro per i grandi potrebbe diventare caviale e champagne. La storia non cambia mai.

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