Si stava meglio quando si stava peggio. Il trend dell’economia dice che…

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di Gianluca Baldini 18 Novembre 2016 | 10:15

Il referendum si avvicina e ormai sembra sempre di più un verdetto sull’operato del governo Renzi piuttosto che sui contenuti reali della riforma costituzionale. Visto quanto sostenuto dal governo il sito www.forexinfo.it ha valutato alcuni dei risultati raggiunti dal governo a circa due anni e mezzo dalla sua nomina. E per farlo è partito proprio dal dato che ha fatto “scalpore” in questi giorni e che riporta una crescita del PIL nel terzo trimestre del 2016 dello 0,3%.

Dei 23 paesi e aree (visto che si valutano anche Unione Europea ed Eurozona) presi in considerazione, nei primi tre trimestri del 2016, l’Italia cresce meno di tutti tranne che della Lettonia.
Cresciamo meno dell’Unione Europea, meno dell’Eurozona, meno della Grecia e di tutti gli altri. Certo, cresciamo, ma ci sembra che occupare il 22° posto nella crescita,sui 23 presi in considerazione e con una crescita da prefisso telefonico sia ben lungi dal poter essere detto un grande risultato.

Se guariamo alla crescita del PIL, partendo dal 2010 (per non andare troppo indietro) vediamo che, proprio nel 2010, la crescita era più sostenuta che ora. Nel 2011 entrambi i tassi di crescita crollano e ricominciano a salire tra il 2012 ed il 2013, per assestarsi e stabilizzarsi, ad una crescita rasente lo zero o da prefisso telefonico, nel 2014, 2015 e anche 2016. Quindi, anche questo conferma che con l’arrivo di Renzi, ad inizio 2014, non c’è stata nessuna ripresa apprezzabile; anzi, se vogliamo guardarci bene, il trend del 2013 era migliore di quello degli anni successivi targati Renzi.

Come già detto, Renzi sale in carica nel febbraio del 2014. In quell’anno il PIL (nominale) italiano è stato di 2.138,54 miliardi di dollari. L’anno successivo il PIL è stato di 1.814,76 miliardi di dollari. Questo significa che tra il 2014 ed il 2015 il PIL è diminuito di 323,78 miliardi di dollari. Nemmeno con Mario Monti eravamo arrivati a tanto. Ci sembra che questo dato parli da solo e non abbia bisogno di ulteriori commenti, salvo rimarcare che non sembrerebbe un successo.

Padoan: investimenti in ripresa. Ma la linea è piatta

Il ministro dell’economia e delle finanze ha più di una volta sostenuto che c’era un’inversione di tendenza per quanto riguardava gli investimenti e che questo avrebbe spinto e consolidato la ripresa.

L’inversione di tendenza del ministro Padoan è una linea praticamente piatta. Gli investimenti crollano nel 2011, 2012 e 2013, finendo la loro corsa al ribasso nel 2014.

In questo caso, se guardiamo agli anni precedenti, possiamo dire che almeno si è fermata “l’emorragia”, ma non sembra si possa parlare di una inversione di tendenza tale da spingere e consolidare la ripresa. È un po’ come se fossimo arrivati sull’orlo del baratro e l’esecutivo, invece che spingerci nel baratro, abbia deciso di farci camminare sul bordo dello stesso; con tutti i rischi che ciò comporta. Tante grazie per non averci spinto nel baratro (e ci mancherebbe!), ma i successi sono un’altra cosa, conclude Forexinfo.

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