Per Citigroup, il referendum conta poco o nulla, quello che conta è…

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di Gianluca Baldini 25 Novembre 2016 | 08:53

“L’insostenibile leggerezza della politica italiana” è il sottotitolo di una dettagliata e corrosiva analisi sull’Italia alla vigilia del voto e, soprattutto, su ciò che accadrà dopo. A scriverla è l’ufficio ricerche di Citi, una delle maggiori banche statunitensi, e non si può dire che non metta da subito i piedi nel piatto. L’esito del referendum del 4 dicembre? Conta poco. Ciò che importa davvero è l’Italicum, definito addirittura “the Devil”, il diavolo. E gli scenari tracciati dal report guardano con grande preoccupazione alla combinazione di una vittoria del “Sì” al referendum con un Italicum senza modifiche di sostanza. Questo è definito dagli analisti di Citi come il peggior scenario possibile e le probabilità che si realizzi crescono al crescere della percentuale dei “Sì”: più la vittoria è netta, più è probabile che il premier Matteo Renzi sia poco propenso a correggere la legge elettorale e molto invece a incassare il risultato portando il Paese a elezioni anticipate. Il rischio, ça va sans dire, è che poi a vincere al ballottaggio non sia Renzi ma i 5 Stelle, visti come il fumo negli occhi dalla banca statunitense.

Ma ecco le motivazione di Citi: “Alcuni indicatori economici chiave suggeriscono che oggi l’Italia potrebbe trovarsi in una situazione peggiore di quella del 2011 – si legge nel report – e la nostra maggiore preoccupazione è che il governo possa trovarsi a dover fronteggiare una perdita di fiducia nel settore bancario nel bel mezzo della stagione degli aumenti di capitale che inizierà subito dopo il referendum”. In sostanza, secondo Citi, “se una vittoria del Sì potrebbe aiutare a raccogliere mezzi freschi, il fallimento di un aumento di capitale potrebbe avere un impatto ben più forte e profondo di quello della vittoria bel No”. Quindi, a prescindere dall’esito del voto, “l’Italia potrebbe avere bisogno dell’intervento europeo per uscire dai guai”. Insomma, secondo la banca statunitense, siamo alle soglie del commissariamento.

Fonte: il Fatto quotidiano 

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