Chi beve birra campa cent’anni, chi ha una pensione….

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di Redazione 14 Dicembre 2016 | 09:00

La speranza di vita a 65 anni è più alta per chi riceve una pensione rispetto alla media generale della popolazione italiana. Vale per i dipendenti pubblici come per quelli privati, per gli autonomi come per i professionisti. Secondo i risultati dello studio “La mortalità dei percettori di rendita in Italia”, realizzato dall’Ordine degli Attuari e presentato ufficialmente a Roma presso la sede dell’Inps, negli ultimi dieci anni osservati fino al 2011 la speranza di vita dei pensionati sessantacinquenni è aumentata, passando mediamente nei vari settori da 17/20 anni a 18/21 anni per gli uomini e da 20/23 anni a 22/25 anni per le donne. Significa una vita media per gli uomini di 83/86 anni e di 87/90 anni per le donne. Vita media destinata ad allungarsi da qui al 2045: secondo le proiezioni dello studio degli Attuari, infatti, a quella data i pensionati uomini vivranno mediamente 88 anni e le donne arriveranno a 92: gli uni e le altre circa un anno in più rispetto alla media generale della popolazione.

Per arrivare a questi numeri il team dell’Ordine degli Attuari ha preso in esame 15 milioni di dati, di cui 10 milioni riferiti alle pensioni di vecchiaia e il resto a pensioni di invalidità e superstiti. Presentando in apertura i dati più significativi, il presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari Giampaolo Crenca ha sottolineato che da oggi “lo studio è a disposizione del Paese, del Governo, delle Autorità di vigilanza e di tutti gli operatori della previdenza”.

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