Cosa si doveva fare per salvare i risparmiatori dai guai delle banche

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di Maria Paulucci 3 Febbraio 2017 | 08:20

Ormai si spara sulla Croce Rossa. Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze ha scritto, insieme a  Salvatore Biasco, Ruggero Paladini e Pierluigi Ciocca (vicedirettore generale della Banca d’Italia dal 1995 al 2006) un apporto del centro studi Nens (Nuova economia nuova società) fondato da Pierluigi Bersani e da Visco, che affonda tutta la politica del governo di Matteo Renzi sul tema delle banche: da Banca Etruria a Montepaschi.

Il rapporto, ripreso dal sito www.formiche.net, fa il punto sui tre anni di governo Renzi: parole e toni sono molto critici, a tratti sferzanti. Uno dei capitoli più tranchant è quello relativo alla “crisi bancaria”. “Era necessario – scrivono Biasco, Ciocca, Paladini e Visco – costituire una bad bank per smaltire i crediti deteriorati e rimettere in funzione il sistema”, anche se si tralascia l’aspetto di un’autorizzazione da parte delle istituzioni europee. La bad bank non è stata realizzata, scrivono gli esperti del centro studi fondato da Bersani, “e la crisi si è trascinata fino alla deprimente conclusione della vicenda Mps”. Le stilettate, in questo caso, sono anche indirizzate ai banchieri e all’Abi: “Vi è stato un pregiudizio ideologico, condiviso e rafforzato dalla comunità dei banchieri, contro ogni intervento pubblico diretto nel settore”.

“Se i Monti bond fossero stati convertiti in azioni tra il 2013 e il 2014 (governi Letta e Renzi), la situazione si sarebbe stabilizzata, non si sarebbero sprecati aumenti di capitale per 8 miliardi, e non si sarebbe verificata – dicono gli economisti – la massiccia fuga di depositi dal Monte che è la causa principale della richiesta da parte della Bce di una maggiore capitalizzazione della banca”. Da notare che nel rapporto – forse per la mano di Ciocca – non si ritrovano rilievi alla Banca d’Italia. Anzi, si legge che “la questione bancaria è stata più volte evidenziata come urgente dalla Banca d’Italia, ma senza successo”. Dunque colpa di Matteo Renzi e Piercarlo Padoan, anche se non si fanno i nomi: “Che sarebbe entrato in vigore l’accordo sul bail in non poteva sfuggire al governo”, rimarcano Biasco, Ciocca, Paladini e Visco.

Ma c’è anche un altro ministro – questa volta con tanto di nome – criticato: “Le mancate dimissioni del ministro Boschi in occasione della vicenda della Banca Etruria che, pur non strettamente necessarie, sarebbero state politicamente utili, ha fortemente indebolito il governo esponendolo a critiche spesso infondate, ma sempre efficaci da un punto di vista comunicativo”.

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