Ma i clienti delle banche non erano “fedeli nei secoli” come i carabinieri?

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di Lukas Frese 23 Marzo 2017 | 08:27

Nonostante la miriade di offerte che le banche ogni giorno propinano al pubblico, cambiare istituto di credito, per un cliente, ha sempre rappresentato un problema. Le ultime leggi hanno reso meno farraginoso il “divorzio” che resta sempre complicato per una serie di motivi: praticità, pigrizia, riservatezza, burocrazia, costi e persino affezione. Una spinta concreta a cambiare banca l’hanno data gli ultimi semi-crack di diversi istituti italiani: da Banca Marche a Banca Etruria, da Montepaschi a Veneto Banca, tanto per citarne alcune. Ma il fenomeno del trasferimento del conto era e resta piuttosto limitato. Insomma i clienti delle banche italiane sono “fedeli nei secoli” quasi come i carabinieri

Ora invece Nomisma ha scoperto e pubblicato in un suo studio che “il 40% dei clienti bancari, quasi 1 su 2, è disposto a cambiare istituto di credito nei prossimi 3 anni. I clienti chiedono banche tecnologiche, low cost e con servizi semplici e trasparenti. Ma lo sportello è “insostituibile”, tanto che solo il 7% ritiene che possa essere rimpiazzato dai servizi online.

Addirittura Nomisma ha individuato le mosse che le banche italiane dovrebbero fare per non farsi scappare i clienti.  Infatti alla domanda: “In cosa dovrebbero investire gli istituti di credito per fidelizzare la clientela?”, Silvia Zucconi, analista della società di ricerche, ha risposto:
“Indubbiamente, spiega lo studio, sugli aspetti che garantiscono velocità e semplicità di accesso ai servizi offerti: in particolare procedure più snelle con firma online (lo afferma il 65% della clientela degli istituti di credito), tempi di approvazione per i mutui e prestiti più veloci (61%), richiesta online di prestiti di piccolo importo ma con conferma immediata (55%). Anche l’offerta di prodotti non finanziari erogati dagli istituti di credito viene percepita come una possibile area di sviluppo: per il 90% dei clienti, infatti, nei prossimi anni banche e finanziarie dovrebbero integrare nell’offerta anche servizi accessori come quelli relativi alla gestione della casa, dall’affiancamento del cliente nel processo di acquisto di un immobile (65%), alla rete convenzionata per piccole manutenzioni (68%). Allo stesso modo la proposta di polizze assicurative (60% la quota di interesse espresso verso tale categoria), e la vendita di biglietti – dai trasporti, al teatro e ai concerti – (con il 57%) sono ambiti che gli utenti ritengono utile inserire nel portfolio dei servizi offerti”.

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