La politica non ne parla, ma il debito pubblico italiano continua a lievitare

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di Luca Spoldi 4 Aprile 2018 | 09:49

Oggi Istat aggiorna conto amministrazioni pubbliche

Nonostante l’assordante silenzio che ha avvolto l’argomento in campagna elettorale, è sempre più evidente che il principale problema dell’economia italiana è la (in)sostenibilità a lungo termine del debito pubblico. Debito che anziché calare, come aveva preannunciato il premier uscente Paolo Gentiloni, sta continuando a salire, come ha avvertito lo stesso Istat in un comunicato preannunciando per oggi la pubblicazione del consueto conto trimestrale AP (amministrazioni pubbliche), risparmio delle famiglie e profitti delle società italiane.

Pesano effetti liquidazione popolari venete

Negli scorsi giorni sono infatti state completate, ha avvertito l’Istat, le elaborazioni per la stima dei conti economici nazionali relativi al 2017. “Ciò ha riguardato, in particolare, il Conto delle Amministrazioni Pubbliche che, come ogni anno, è stato rivisto rispetto alla versione pubblicata lo scorso primo marzo incorporando le ulteriori informazioni resesi disponibili”. Tra queste vi è la la contabilizzazione degli effetti delle “Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza Spa e di Veneto Banca Spa” che sono stati definiti sulla base della valutazione (“advice”) di Eurostat.

11,2 miliardi di maggior debito pubblico

A seguito dell’inclusione dei costi legati alla liquidazione delle due ex popolari venete “si sono resi necessari degli aggiustamenti, seppure di entità limitatissima, sulle stime per il 2017 di molte altre variabili dei conti, incluso lo stesso Pil”. Pertanto il debito pubblico è salito di 11,2 miliardi, garanzie incluse, rispetto ai 2.256 miliardi di euro stimati dall’Istat lo scorso primo marzo in attesa della decisione di Eurostat. L’intervento pubblico sulle ex popolari venete ha un impatto di soli 4,7 miliardi sul deficit (circa lo 0,3% in più sul Pil), dato che Eurostat ha preso in considerazione solo l’impatto netto come saldo tra i flussi totali attesi in uscita, stimati in 14,7 miliardi, e il totale delle somme recuperate, atteso pari a 10 miliardi.

Debito/Pil e deficit/Pil salgono anziché scendere

Morale: il debito pubblico anziché ridursi dal 132% al 131,5% del Pil dovrebbe essere salito al 132,1%, mentre il deficit/Pil anziché calare all’1,9% come previsto a inizio marzo dovrebbe a sua volta salire confermando, o forse anche superando, il 2,1% stimato dal governo nella Nota al Def dello scorso settembre. La domanda che continuano a farsi i mercati, ma che sarebbe ora si facessero anche gli italiani, è: quando e come si inizierà a mettere seriamente mano al debito pubblico italiano, così da liberare risorse per tornare a registrare una crescita meno che asfittica del Pil non trainata da nuovo indebitamento? Ai posteri la risposta.

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