Investimenti alternativi: quando un vino di pregio si rivela un bene rifugio

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di Luca Spoldi 24 Luglio 2018 | 15:45

Investire in vini rari può convenire

Sarà il frutto di un decennio o quasi di “denaro facile”, peraltro ormai in via di conclusione coi rialzi dei tassi già decisi dalla Federal Reserve e dalla Bank of England e che dal prossimo anno potrebbero essere seguiti dai primi ritocchi all’insù anche dei tassi della Banca centrale europea. Fatto sta che investire in vini pregiati si è rivelato, secondo i dati di Bloomberg, un investimento interessante nell’ultimo decennio, al punto da far assumere ai vini in questione anche un valore da “bene rifugio” in alternativa ai più classici oro, immobili e titoli di stato.

Vini di pregio possono rendere anche il 13% annuo

Ad ottenere risultati apprezzabili sono state società specializzate come l’inglese Cult Wines, capace in media di offrire agli investitori rendimenti del 13% annuo con punte del 26% nel 2016. E se quest’anno sta iniziando a rivelarsi un anno volatile per chi investe in beni di lusso, chi tratta in vini di prestigio e champagne non sembra avere questo problema, se è vero come riferisce Euromonitor International che il tasso di crescita atteso per le quotazioni di tali vini è ancora del 7%.

Guadagni dopo 7-10 anni dall’acquisto

Unico “difetto”: i vini rari non sono un asset facilmente liquidabile, se non altro perché occorre mantenerli in portafoglio almeno 7-10 anni prima di poterli rivendere con profitto, cosa particolarmente vera nel caso dei “premier crus” di Bordeaux, che ad inizio invecchiamento non registrano alcun significativo incremento di valore, per registrarlo invece quando giungono a maturazione. Anche per questo alcuni suggeriscono di diversificare la propria “cantina d’investimento” ad esempio inserendo vini prodotti in Borgogna.

Acquisto en primeur per chi ama l’azzardo

Per chi ama l’azzardo, più che cercare la protezione dal rischio, l’acquisto “en primeur” (ossia quando il vino è ancora nelle botti, prima dell’invecchiamento in bottiglia e prima che sia stato dato un parere critico alla validità o meno dell’annata) può offrire un ritorno già tra il 20% e il 40% nel giro dei primi 2-3 anni dell’investimento, col rischio però di ritrovarsi ad aver acquistato un vino senza particolare pregio. Ma chi compra i vini rivenduti dagli investitori? Società specializzate che li rivendono a ristoranti di fascia alta e clienti-bevitori che non si spaventano di dover pagare centinaia o anche migliaia di euro per una bottiglia “di quello buono”.

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