Aston Martin debutta in rosso alla City di Londra

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di Luca Spoldi 3 Ottobre 2018 | 13:16

Aston Martin parte in calo

L’Ipo di Aston Martin rischia di rivelarsi un mezzo flop per gli investitori: il 27,5% del capitale è stato collocato al prezzo di 19 sterline per azione, pari ad una valutazione di 4,3 miliardi di sterline per il 100% del capitale ossia 20,7 volte gli utili attesi in base ai risultati del primo semestre, in linea con le 21 volte (sempre rispetto agli utili attesi) a cui tratta il titolo Ferrari a Piazza Affari.

Valutazioni troppo tirate?

Ma il gruppo italiano è molto più grande e più profittevole del produttore inglese tra i cui azionisti di riferimento figurano l’italiana Investindustrial (38% del capitale pre-Ipo) di Andrea Bonomi e alcuni investitori del Kuwait (Primewagon, Asmar e Adeem, in tutto al 57% prima dell’Ipo). Così la reazione degli investitori è stata di vendere i titoli di cui erano appena entrati in possesso e le quotazioni a Londra sono in calo del 4,6% rispetto al prezzo di collocamento a circa 18,13 sterline.

Investitori attendono trimestrali

Per ora dunque l’Ipo di Aston Martin (che riporta un produttore d’auto britannico sul mercato di Londra a 34 anni di distanza dal debutto di Jaguar, poi rilevata da Ford nel 1989 per essere ceduta nel 2008 a Tata Motors) si è rivelata un affare per i suoi azionisti venditori, mentre fino a quando non saranno comunicate le prime trimestrali e non si capirà se il titolo si merita le valutazioni correnti non sembra esserci molto spazio per un rimbalzo delle quotazioni di cui potrebbero avvantaggiarsi nuovi investitori.

Su Aston Martin pesa incognita Brexit

Aston Martin Lagonda Global Holdings (questo il nome completo della società quotatasi alla City) intende rafforzare la sua presenza nel settore delle auto sportive ad alta prestazione grazie ai modelli Vanquish, Vantage e DB, ma alcuni analisti avvertono: il produttore britannico potrebbe come altre aziende risentire dell’eventuale chiusura del mercato europeo conseguente a una “hard Brexit” se non si troverà un accordo tra Regno Unito e Ue sulle modalità della separazione dal marzo del prossimo anno.

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