Sorpresa: dal Wall Street Journal plauso parziale alla manovra italiana

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di Luca Spoldi 26 Ottobre 2018 | 15:33

Wall Street Journal: parte della manovra italiana è valida

Visto che il 2,4% di deficit/Pil è ben al di sotto del tetto del 3% previsto dal Fiscal Compact, perché la Commissione Ue si accanisce contro le manovra di bilancio 2019 italiana? A chiederselo non sono i leader di Lega e M5S, ma l’autorevole Wall Street Journal, secondo cui se gli altri paesi europei fanno bene ad essere preoccupati da alcuni parti del piano italiano viste le “decine di miliardi di euro in nuova spesa sono destinati a elemosine per il welfare e lavori pubblici che l’Italia non può portare a termine senza sprechi e corruzione”, misure che non stimoleranno in alcun modo la crescita, alcune altre parti della manovra andrebbero sostenute.

Flat tax può incentivare crescita, non maggiore spesa pubblica

Quali? In particolare al quotidiano finanziario americano sembra interessante la proposta di introdurre una “flat tax”, eppure “nessuno alla Commissione Ue sembra in grado di distinguere fra tagli delle tasse che aumentano gli incentivi alla crescita e spesa che non lo fa”. Questo perché, continua il quotidiano, “i burocrati dell’Unione Europea hanno cambiato il modo in cui valutano i bilanci degli stati membri, e la nuova formula è fortemente fuorviante”. La crisi del debito sovrano del 2010 ha spinto Bruxelles a rivedere i criteri di Maastricht e anziché un limite fisso di deficit al 3% e di debito al 60% dal 2011 “ha considerato invece il budget di bilancio “strutturale”, che esclude le voci “uniche” come le politiche per reagire ai disastri naturali e le cosiddette componenti cicliche del bilancio pubblico”.

Commissione Ue ha cambiato metodo di valutazione nel 2011

Da allora la Commissione Ue può stabilire obiettivi specifici per i singoli paesi e imporre piani che i governi nazionali sono tenuti a seguire. “Per l’Italia, quest’anno la Commissione ha chiesto una riduzione della parte di deficit strutturale pari allo 0,6% del Pil. Il bilancio consegnato dal governo italiano riporta invece un aumento (anziché una riduzione) del deficit strutturale pari allo 0,8% del Pil”. E proprio questa differenza, la deviazione significativa dal percorso di aggiustamento” che in tutto peserebbe l’1,4% del Pil, è la fonte dell’attuale controversia. Quello che però la Commissione Ue non ammette, nota il Wall Street Journal, è che l’intero metodo “poggia su congetture”, in particolare sulla stima del “output gap” (la differenza tra il Pil effettivo e quello potenziale, ndr).

Tutto poggia su congetture a dir poco dubbie

La previsione fatta dalla Commissione “prevede un output gap positivo dello 0,5% per il 2019” e pertanto ritiene che l’Italia possa e debba oggi ridurre il deficit. “Tutto questo è ottimistico, per usare un eufemismo. Bruxelles ritiene che l’Italia produrrà al di sopra del suo potenziale, nonostante il suo tasso di disoccupazione sia a doppia cifra da anni. La stima fatta dalla Commissione su un output gap positivo dell’Italia il prossimo anno è quasi pari alla stessa stima fatta per la Germania (0,6%), ma la Germania sta avendo un tasso di crescita economica annuale attorno al 2% e un tasso di disoccupazione inferiore al 4%”. L’Italia stima invece che il Pil nel 2019 sarà “dell’1,2% (anziché superiore) alla sua produzione potenziale. Altri economisti ritengono che l’output gap sia addirittura più vicino a un valore negativo del 4% o 5%”.

Spettacolare disputa su modelli di dubbia esattezza

Bruxelles in passato, sottolinea il Wall Street Journal, “ha ammesso che le stime fatte dall’Italia sul proprio output gap potrebbero essere più precise, il che sarebbe un buon argomento per concedere a Roma una maggiore flessibilità fiscale, anche sotto le regole di bilancio della stessa Commissione Europea”. In ogni caso nessuno dei modelli adottati tanto da Bruxelles quanto da Roma “tiene adeguatamente conto della carenza di investimenti, dei ritardi nella produttività, e di un insieme di altri fattori che influenzano la salute economica complessiva dell’Italia, salute economica che a sua volta determina il gettito e il bilancio fiscale”. Non è chiaro, conclude il quotidiano, se il nuovo governo italiano “abbia dei piani efficaci per migliorare tutti questi fattori e se aumentare la spesa in recessione sarà davvero di aiuto. Ma è sicuro che la lotta che si prepara sul deficit di bilancio si riduce alla fine a una spettacolare disputa su modelli econometrici di dubbia esattezza”. Ne vale la pena?

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