Perchè la manovra del popolo non farà bene a nessuno

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di Luca Spoldi 22 Novembre 2018 | 09:35

Quando servono misure di austerità fiscale?

“L’espansione, non la recessione, è il momento giusto per l’austerità al Tesoro”: a suggerire il “timing” corretto per una manovra che riduca il debito non è stato il senatore a vita Mario Monti, ma il più famoso economista del XX secolo, John Maynard Keynes, che lo scrisse nel 1937, peraltro senza troppo successo visto che poco dopo il presidente Franklin Delano Roosevelt cercò di rimettere in sesto il budget federale troppo presto facendo precipitare l’economia americana in una nuova recessione.

Moltiplicatore spesa pubblica sarà modesto

Cosa capita quando un paese come l’Italia cerca di fare una manovra espansiva, che aumenta il deficit e non riduce il debito (motivo quest’ultimo per cui si rischia l’apertura di una procedura di infrazione che la stessa Ue sembra non voler comminare se non sarà costretta a farlo, stando alle ultime dichiarazioni di ieri), non in recessione (il Prodotto interno lordo italiano sta già crescendo) e non in deflazione (l’inflazione a fine ottobre era pari a 1,6% annuo)? Succede che la capacità produttiva inutilizzata è modesta e l’effetto monetario sui tassi è elevato, una doppia condizione che porta il moltiplicatore della spesa a valori pari o inferiori all’unità (e infatti l’Istat prevede che un aumento del 1% di spesa pubblica sia in grado di aumentare il Pil solo dello 0,6%).

La spesa andrebbe concentrata sull’innovazione

L’unica possibilità per avere una spesa pubblica “efficiente”, che produca incrementi del Pil pari o superiori all’incremento della spesa stessa e dunque non vada a incrementare tendenzialmente il debito, è che la spesa si concentri su ricerca e innovazione e non su una maggiore spesa pubblica sociale o nella ri-nazionalizzazione di aziende più o meno “strategiche”, in troppi casi semplicemente decotte. Anche nel caso di una spesa pubblica “virtuosa”, peraltro, gli effetti si vedrebbero solo a medio-lungo termine e sarebbero marginali.

Resta da risolvere basso tasso di crescita della produttività

I problemi strutturali dell’Italia, ossia un basso tasso di crescita della produttività e una debole o del tutto assente convergenza economica del Sud Italia col resto del paese, non verrebbero affrontati in alcun modo, anche perché la manovra economica 2019 cerca di sostenere la domanda, senza affrontare appunto i problemi dal lato dell’offerta. Il rischio è che non solo la manovra servirà a poco dal punto di vista della crescita, ma potrà creare ulteriore deficit e debito che prima o poi andrà ridotto tramite nuovi incrementi di tassazione o tagli alla spesa pubblica. Il tutto non perché lo imponga l’Europa, ma semplicemente la realtà.

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