Banca Carige, analogie e differenze con altre crisi bancarie italiane

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di Luca Spoldi 9 Gennaio 2019 | 13:56

Banca Carige, Lega e M5S non escludono nazionalizzazione

La nazionalizzazione di Banca Carige, evocata dal vicepremier Luigi Di Maio (M5S), non viene esclusa neppure dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti (Lega), che commentando le parole di Di Maio sottolinea: “lo vedremo nelle prossime settimane, nel decreto c’è scritto che la ricapitalizzazione precauzionale passa anche da organismi come la Bce e la Commissione europea e quindi non dipendono soltanto da noi”.

Su chi peserebbero oneri salvataggio?

Mentre il titolo dell’istituto genovese resta sospeso in borsa, tra gli analisti e commentatori economici tiene banco l’analisi del decreto varato in tutta fretta dal governo per garantire liquidità alla banca ligure ma anche delle parole di Di Maio. In particolare Mario Seminerio nota come l’asserito “nessun regalo alle banche” e il fatto che “nessun azionista e obbligazionista” sarà “truffato” non sembrano tener conto del fatto che in caso di ricapitalizzazione prudenziale (e dunque “nazionalizzazione” della banca, ndr) gli azionisti saranno comunque azzerati come peraltro di fatto già sono.

Azionisti sono di fatto già azzerati

L’ultima quotazione di Banca Carige era infatti di 0,15 centesimi di euro per azione, a fronte dei 48 euro toccati nel settembre 2006 e dei 36 euro sfiorati nuovamente nel 2009, piuttosto che i quasi 9 euro rivisti nella primavera del 2014. Gli obbligazionisti ordinari invece si salverebbero probabilmente, non quelli subordinati, rappresentati dal solo Schema Volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi che ha sottoscritto 320 milioni di euro del bond Tier2. Fuorviante appare anche la contrapposizione col caso Banca Etruria.

Obbligazionisti senior non dovrebbero correre rischi

Pure in quel caso (avvenuto peraltro prima dell’entrata in vigore della direttiva europea su bail in e burden sharing) obbligazionisti senior e correntisti non hanno avuto alcun problema, nota Seminerio, mentre gli obbligazionisti junior hanno invece potuto accedere ai “ristori” dietro accertata condizione di misselling. Il tutto senza contare che l’operazione di “ripulitura” dei bilanci di Banca Carige potrebbe richiedere ulteriori centinaia di milioni se non miliardi di euro, che finirebbero col gravare sul debito pubblico in caso di ricapitalizzazione precauzionale. Tra le crisi della banca ligure e quelle precedenti, insomma, analogie e differenze andrebbero valutate con attenzione senza cedere alla tentazione di liquidare il tutto con poche battute.

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