Crisi bancarie, è il turno di Banca popolare di Bari

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di Luca Spoldi 14 Gennaio 2019 | 10:51

Banca popolare di Bari sotto i riflettori

Dopo Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara, dopo Mps, dopo Bpvi e Veneto Banca, dopo Banca Carige, la lista degli istituti di piccola o media taglia la cui crisi sta per giungere al “redde rationem” si allunga ancora con Banca popolare di Bari. Da tempo privo di scambi sul “mercatino” Hi-Mtf, il titolo che ancora nell’aprile 2016 era stato indicato in bilancio a 7,5 euro (con una prima “poderosa” rettifica rispetto alla valorizzazione di 9,53 euro attribuita sino al bilancio precedente) ha visto il prezzo di riferimento ridotto sino agli attuali 5,4 euro.

Quanto vale davvero l’azione?

Anche a questo prezzo, di poco superiore al nominale di 5 euro a cui dovrebbe essere realizzato l’aumento da 300 milioni di euro che assieme ad un bond da 200 milioni dovrebbe consentire di rafforzare il patrimonio e varare l’ennesima “pulizia di bilancio”, non vi sono scambi nonostante il prezzo minimo di inserimento sia in realtà ancora più basso e pari a 2,38 euro. Per Vincenzo De Bustis, tornato di recente coi galloni da amministratore delegato dopo essere già stato direttore generale dell’istituto barese dal 2011 al 2015, è un bel problema.

Rischio recesso al prossimo aumento

Il rischio è infatti che i piccoli azionisti, molti dei quali hanno già subito una minusvalenza “teorica” del 75% e temono di veder ulteriormente crollare il valore dei loro titoli se come si prevede l’aumento sarà fortemente diluitivo, esercitino in massa il diritto di recesso in occasione della prossima trasformazione in Spa aprendo una nuova falla nei conti dell’istituto. Per uscire dall’empasse De Bustis si sarebbe già rivolto all’advisor Rothschild Italia, guidata dall’ex numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni.

Si parla di spezzatino per Banca popolare di Bari

Tra le ipotesi che secondo alcuni rumor giornalistici sono state esaminate anche quella di uno “spezzatino” per ridurre il peso dei crediti deteriorati e al tempo stesso gli attivi di bilancio, ridisegnando il perimetro delle attività “core” dell’istituto pugliese. Qualcosa di più se ne dovrebbe sapere il 23 gennai prossimo quando secondo Il Messaggero il Cda dell’istituto approverà il nuovo piano industriale che Banca popolare di Bari sta mettendo a punto con l’ausilio di Rotschild Italia.

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