Usa-Cina, accordo commerciale meno semplice di quanto appaia

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di Luca Spoldi 1 Febbraio 2019 | 15:52

Usa e Cina, accordo commerciale non è facile

Se Usa e Cina non troveranno un accordo commerciale entro la scadenza del primo marzo, i dazi su 200 miliardi di export cinese verso gli Stati Uniti saliranno dal 10% al 25%. Xi Jinping e Donald Trump si augurano di riuscire a trovare un’intesa e così pure i mercati finanziari di tutto il mondo. Ma l’accordo potrebbe essere meno facile del previsto, perché non riguarda solo l’ammontare del deficit commerciale americano verso Pechino, ma anche le pratiche commerciali cinesi.

Non bastano maggiori acquisti di soia e petrolio

Se maggiori acquisti di soia e petrolio statunitensi sono giudicati dai negoziatori Usa indispensabili per ridurre “l’enorme e crescente deficit commerciale che gli Stati Uniti hanno con la Cina” (salito a 344,5 miliardi di dollari nei primi 10 mesi del 2018 contro i neppure 310 miliardi dello stesso periodo di un anno prima), occorrerà anche risolvere problemi. Tra questi quelli relativi alle pressioni a cui sono sottoposte le società americane per trasferire tecnologia a società cinesi, alla protezione e applicazione dei diritti di proprietà intellettuale in Cina.

La Cina si serve di ostacoli non solo tariffari

Ma anche agli ostacoli tariffari e non tariffari incontrati dalle società Usa in Cina o i danni derivanti da furti informatici in Cina di proprietà commerciali Usa, alle forze che distorcono il mercato e generano capacità in eccesso, comprese le sovvenzioni e le imprese di proprietà statale, alle barriere e alle tariffe di mercato che limitano le vendite di prodotti, servizi e generi agricoli americani alla Cina e al ruolo delle valute nei rapporti commerciali tra i due stati.

Indagine Lighthizer accusa Pechino dal 2017

Le accusa di Washington a Pechino non sono nuove. Secondo i risultati di un’indagine condotta due anni fa dal repubblicano Robert Lighthizer, nominato nel 2017 da Trump rappresentante commerciale statunitense (dopo essere già stato nominato vice rappresentante commerciale statunitense da Ronald Reagan), Pechino utilizza restrizioni alle proprietà straniere, inclusi i requisiti per avviare joint venture, per costringere le aziende Usa a trasferire la propria tecnologia e know how alle società cinesi. Se Xi Jinping vorrà davvero trovare un’intesa dovrà far seguire alle promesse i fatti.

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