Italia in panne: tre grandi aziende restano a rischio

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di Luca Spoldi 28 Febbraio 2020 | 12:32

Tre grandi aziende a rischio

Quali sono, tra le grandi imprese, quelle maggiormente a rischio a causa dei contraccolpi legati all’epidemia da coronavirus, in Italia? A giudicare dal crescente rumore di fondo e dall’atteggiamento spesso incerto quando non contraddittorio del governo, sono almeno tre, già in crisi da tempo per proprie vicende: Alitalia, Ilva e Autostrade per l’Italia.

Alitalia verso lo spezzatino

Su Alitalia la crisi insiste ormai da molti anni senza che nessuno sia stato in grado di indicare una cura. Dopo la lunga sequela di rinvii per la presentazione di un’offerta per la partecipazione a una Newco a controllo statale, poi naufragata per totale mancanza di concreto interesse da parte dei gruppi privati, ora si torna a parlare di un bando di gara che preveda lo “spezzatino” dell’azienda in tre rami d’azienda (handling, aviation e manutenzione), acquistabili anche separatamente.

Ilva, primo armistizio in vista

Nel caso di Ilva, in amministrazione straordinaria e colpita già da tempo dalla sovracapacità produttiva del settore a fronte di una domanda cedente che l’epidemia rischia di indebolire ulteriormente, si starebbe preparando un armistizio tra Arcelor Mittal e lo stato italiano, che oltre al ritiro dei ricorsi incrociati alla magistratura, potrebbe portare ad una Newco con partecipazione pubblica. Poco altro è dato sapere ad oggi, se non che per una definizione degli assetti e dei piani industriali si dovrà attendere fino a dopo l’estate (il termine ultimo sarebbe novembre)

Autostrade, quanto vale la concessione?

Infine nel caso di Autostrade per l’Italia (ad oggi controllata al 100% da Atlantia, del gruppo Benetton), il governo attende la “proposta transattiva” della società a fronte della disponibilità dei Benetton fatta filtrare attraverso la stampa di cedere una quota anche di maggioranza a Cassa depositi e prestiti e/o fondi infrastrutturali come F2i. Il problema è in questo caso legato alla totale indeterminatezza del valore della partecipazione, dato che ancora non si sa come sarà riscritta la concessione autostradale, in termini di investimenti fuori budget, riduzione dei pedaggi ed eventuali multe collegate al crollo del ponte Morandi.

Rischio esuberi per quasi 30 mila dipendenti

Le tre aziende di cui sopra impiegano rispettivamente 11.600 (Alitalia), 10.700 (Ilva) e 7.350 (Autostrade per l’Italia) persone, per un totale di oltre 29.600 dipendenti: quanti di questi conserveranno il posto, quanti verranno messi in cassa integrazione e quanti saranno gli esuberi (da gestire con prepensionamenti o licenziamenti)? E’ una domanda a cui nessuno sembra ancora in grado di dare una risposta, non solamente a causa dell’epidemia da coronavirus ma dell’incapacità della politica, ormai da decenni, di indicare soluzioni di politica industriale che sappiano guardare al di là del contingente.

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