Coronavirus cambierà per sempre il nostro stile di vita

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di Luca Spoldi 30 Marzo 2020 | 13:31

Coronavirus mette in crisi distribuzione tradizionale

Il coronavirus potrebbe cambiare per sempre il nostro stile di vita? Senza voler disegnare scenari apocalittici, sembra comunque che alcune consolidate abitudini dovranno cambiare, ad esempio quello di favorire l’acquisto presso negozi fisici di abbigliamento, calzature e generi alimentari, piuttosto che di libri o musica. Già in crisi da tempo, il settore della Gdo come pure della distribuzione al dettaglio potrebbe subire dall’epidemia di coronavirus la spallata definitiva.

Puntare su e-commerce e social media

La soluzione? Rafforzare i servizi di delivery e l’e-commerce, come pure la gestione delle relazioni col pubblico attuale e potenziale attraverso i social media. Tutti trend già in atto da anni sui mercati più sviluppati, in particolare negli Stati Uniti, dove in questi giorni si registra un ulteriore boom degli ordini di spesa online, ma che anche in Italia andranno sempre più rafforzandosi.

Sullo sfondo il problema degli esuberi

A medio-lungo termine un’evoluzione che premierà chi saprà meglio utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia, ma che a breve rischia di generare nuove ondate di esuberi. Si pensi al caso Conad-Auchan (l’acquisizione delle attività del gruppo francese da parte di Bdc, società veicolo appositamente costituita e controllata da Conad, è stata autorizzata dall’Antitrust a inizio marzo), che già prima dell’epidemia di Covid-19 aveva chiesto la cassa integrazione per 5.300 dipendenti e preventivato fino a 3.100 esuberi.

Quota 100 resta o no dopo il 2021?

Difficile pensare che passata l’emergenza coronavirus lo scenario possa migliorare, semmai il rischio è quello di una crescita degli esuberi per tutte le reti distributive tradizionali, banche e assicurazioni comprese. In quest’ultimo caso già da mesi erano state annunciati una serie di tagli e chiusure di sportelli facendo ricorso ai pensionamenti anticipati su base volontaria, sfruttando la finestra temporale offerta da Quota 100. Quando questa si chiuderà, a fine 2021, che succederà?

Il problema resta quello della sostenibilità del sistema

Prima dell’esplodere della pandemia il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva dichiarato che il governo intendeva confermare la possibilità di un’uscita anticipata dal lavoro ma con penalizzazione ricorrendo al calcolo con sistema contributivo anche per chi avesse avuto diritto al retributivo o misto. Ma in quel momento non era ancora emersa la necessità di procedere con un indebitamento straordinario per garantire reddito e fatturato a lavoratori e imprese bloccate dal coronavirus in queste settimane. Indebitamento che secondo potrebbe far volare il rapporto debito/Pil anche sopra il 170%, rendendo inevitabile il ricorso a misure per garantirne la sostenibilità a lungo termine. In un modo o nell’altro nulla sembra poter essere più identico a prima.

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