Fase 2: se non si passerà dagli annunci agli aiuti l’Italia rischia il crack

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di Luca Spoldi 11 Maggio 2020 | 18:06

Attesa per ulteriori misure straordinarie

Una fase 2 piena di misure straordinarie, rilanci, aiuti di stato, bonus. A seguire tutti gli annunci in arrivo dal governo italiano sembrerebbe che il “bel paese” sia entrato in un’epoca di miracoli economici a raffica, ma la realtà rimane al momento largamente diversa e più depressa dal quadro roseo che l’esecutivo si sforza di raccontare dall’inizio della pandemia.

Gli aiuti stentano ad arrivare alle imprese

Giuseppe Conte il 6 aprile parlava di 400 miliardi che si sommavano a 350 già annunciati, ora il bonus 600 euro (che ha ricevuto solo una frazione degli italiani) dovrebbe salire a 1.000 euro, i costi delle bollette di luce, acqua e gas dovrebbero scendere del 20%, per le vacanze, purché fatte in Italia (da chi avrà ancora ferie a disposizione) potrebbe arrivare un bonus ad hoc, mentre quasi ogni settore e categoria chiede sussidi a pioggia, tanto che il “decreto aprile” ancora non si vede, nonostante sia ormai l’11 maggio.

Produzione industriale crollata a marzo

Nel frattempo però la recessione è già tra noi, con un crollo verticale (-28,4% mensile in marzo dopo il -10% di febbraio) della produzione industriale, su base annua a fine marzo in calo del 29,3% rispetto a un anno prima (le previsioni parlavano di un -20% mensile e di un -20,7% annuo), guidata al ribasso dal crollo dei mezzi di trasporto (-52,6% su base annua), del tessile/abbigliamento (-51,2%) e di macchinari e attrezzature (-40,1%).

Della liquidità straordinaria ci sono poche tracce

Quanto alla liquidità promessa ancora non se ne vede quasi traccia. Al Fondo centrale di garanzia per le Pmi sono arrivate finora poco più di 128 mila domande per circa 6,8 miliardi di euro in totale, mentre a Sace appena 30 milioni di euro richiesti finora, anche se il grosso delle richieste (per un totale di 18,5 miliardi) sarebbe in fase di istruttoria da parte delle banche e potrebbe arrivare nelle prossime settimane.

Rischio crediti deteriorati se non si agirà in fretta

Il problema è che occorre fare presto per evitare che una montagna di scaduti/sconfinati si trasformino in inadempienze probabili e da qui in sofferenze su crediti (a fine anno a livello di settore bancario c’erano 173 miliardi di crediti deteriorati netti, di cui 7 miliardi scaduti/sconfinati, altri 85 miliardi inadempienze probabili e 81 miliardi sofferenze). Una “mina” che potrebbe esplodere nei bilanci bancari a partire dal terzo trimestre e assorbire completamente le promesse e ancora non concretizzatesi misure di sostegno, lasciando le imprese italiane esposte al rischio, paventato dalle prime stime di Cerved Rating, che tra il 10% e il 20% delle imprese italiane non sopravviva alla crisi.

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