Coronavirus: esperti divisi, il Covid-19 miete altre vittime

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di Luca Spoldi 21 Maggio 2020 | 08:52

Coronavirus, scienziati divisi

Coronavirus, il peggio è alle spalle? Mentre nel mondo i contagi hanno superato nel corso della notte i 5 milioni di casi accertati e i decessi sono ormai oltre quota 328 mila, di cui oltre 39 mila nei soli Stati Uniti e oltre 35 mila in Gran Bretagna, continua ad esserci una grande disparità di pareri riguardo la pericolosità del Covid-19 anche tra gli scienziati, cosa che rischia di generare ulteriore confusione e moltiplicare il rischio anziché contribuire a ridurlo.

Ricciardi: è presto per la movida

C’è chi come Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, e rappresentante italiano nel board dell’Organizzazione mondiale della sanità, messa sotto accusa da Donald Trump con l’accusa di essere stata troppo filo-cinese (un tema che Trump sembra intenzionato a cavalcare in campagna elettorale per cercare di recuperare lo svantaggio attribuitogli nei sondaggi rispetto alla sfidante democratico Joe Biden), lancia l’allarme e si dice preoccupato per le scene di “movida” tornate rapidamente di norma in Italia, ricordando come il virus stia ancora circolando e ogni assembramento non faccia che favorirne la diffusione.

Corbellini: in Italia misure di 100 anni fa

Ma c’è anche chi come Gilberto Corbellini, professore ordinario di storia della medicina presso l’Università La Sapienza di Roma, si dice sì scettico sul fatto che una pandemia possa chiudersi “socialmente” perché si abbassa la percezione del rischio, ma sottolinea come a suo parere il rischio non sia mai stato così elevato visto che nello stesso arco di tempo in cui il Covid-19 ha fatto 328 mila morti “l’influenza Spagnola del 1918 ne aveva ammazzati già diversi milioni” mentre “per l’Asiatica nel 1958, abbiamo avuto tra uno e tre milione di morti, con oltre 500 milioni di casi”. Sarebbe dunque solo un problema di “una gestione tra il terroristico e il paternalistico” che in Italia è stato accentuato dall’essere ricorsi a “misure di 100 anni fa”.

Gran Bretagna, Johnson indietro tutta

Intanto però chi aveva provato “strade alternative” come la Gran Bretagna o la Svezia dove la reazione iniziale era stata quella di non chiudere nulle e attendere che si creasse un “effetto di gregge”, sembra pentito delle sue scelte. La Gran Bretagna con circa 250 mila contagiati ufficiali e poco meno di 35.800 decessi è il secondo paese europeo più colpito dopo la Russia (oltre 308.700 contagiati, anche sei i decessi accertati si fermano a meno di 3 mila casi, cosa che pare dipendere dall’assenza di rilevazioni sistematiche del virus fuori dalle grandi città) e il premier Boris Johnson sembra voler rinviate l’apertura delle scuole finora prevista dal primo giugno, con l’Università di Cambridge che ha già annunciato che anche il prossimo anno accademico le lezioni si terranno solo a distanza, come ormai da marzo.

Svezia, il lockdown “ultraleggero” non ferma il virus

In Svezia invece, dove il campionato di calcio è già ripartito e il lockdown è stato attuato in modalità “ultraleggera”, i contagiati hanno superato da poco i 31.500 casi e si sono avuti finora 3.831 decessi. Numeri apparentemente modesti, ma in accelerazione nelle ultime settimane. E il rischio, avvertono i virologi, è che il paese “scali la classifica” dei paesi col più alto tasso di mortalità apparente al momento guidata da Belgio (767 morti ogni milione di abitanti), Spagna (576) e Italia (511) davanti a Gran Bretagna (491), Francia (402) e proprio appunto Svezia (325).

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