La crescita rallenta, aziende diventano meno ottimiste

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di Luca Spoldi 15 Gennaio 2019 | 08:00

Dati macro confermano frenata in corso

Se i dati del recente passato mostrano segnali sempre più evidenti di un nuovo rallentamento della crescita economica italiana ed europea, con Eurostat che ha segnalato come a novembre la produzione industriale dell’Eurozona sia calata dell’1,7% sul mese ovvero del 3,3% su base annua e in Italia abbia segnato -1,6% sul mese e -2,6% sull’anno, anche le prospettive vanno degradando.

Anche le aspettative peggiorano

Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia tra il 26 novembre e il 17 dicembre 2018 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, i giudizi sulla situazione economica generale hanno segnato “un netto deterioramento” in tutti i settori di attività. Una tendenza “in parte attribuibile all’incremento dell’incertezza relativa a fattori economici e politici nel periodo della rilevazione” precisa la nota di Bankitalia secondo cui le valutazioni complessive sull’andamento corrente della domanda sono anch’esse peggiorate, “ma in misura più contenuta”.

Frenano gli investimenti

Per contro le attese a breve termine sulla domanda, sia interna sia estera, “sono divenute meno favorevoli, pur rimanendo positive”. Il saldo tra le attese di aumento e di diminuzione della spesa nominale per investimenti nel 2019 rispetto al 2018 resta positivo, “ma si colloca su livelli più bassi di quelli osservati per i piani di investimento nel recente passato”. Le attese sull’occupazione tuttavia restano “moderatamente favorevoli” fra le imprese dell’industria in senso stretto e, in misura minore, fra quelle dei servizi. Nel settore edile continuano tuttavia a prevalere attese di riduzione dei posti di lavoro.

Aziende prevedono ancora meno inflazione

Le aspettative di inflazione al consumo sono infine lievemente diminuite su tutti gli orizzonti temporali. Le imprese dell’industria in senso stretto prefigurano una decelerazione dei propri prezzi di vendita rispetto allo scorso sondaggio, mentre quelle dei servizi non hanno modificato le proprie attese. I costi degli input produttivi e la variazione delle condizioni di finanziamento rappresentano i principali stimoli alla dinamica dei prezzi propri, mentre le pressioni della domanda sono sostanzialmente nulle.

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