Vince Macron, ora leggero sovrappeso sulla Francia

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di Finanza Operativa 8 Maggio 2017 | 10:00

Vincendo al ballottaggio contro Marine Le Pen, Emmanuel Macron diventa il 25º presidente della storia francese. La mancata conquista dell’Eliseo da parte del candidato di estrema destra Marine Le Pen è stata accolta dai mercati con un diffuso sollievo e verrà probabilmente accompagnata da una riduzione degli spread e da un rally delle azioni e delle valute. Come leader del nuovo movimento En Marche!, difficilmente Macron conquisterà la maggioranza all’Assemblea nazionale francese alle elezioni di giugno, ma le sue politiche centriste dovrebbero consentirgli di avere il sostegno del parlamento sia a centrodestra che a centrosinistra. La sua dichiarata posizione europeista prevedibilmente rafforzerà l’UE, rendendo forse più difficili i negoziati con il Regno Unito (che sta lasciando l’Unione), ma potrebbe rappresentare una buona notizia per alcuni Stati membri in difficoltà, come l’Italia e la Grecia.

DOPO LO SCAMPATO PERICOLO È PROBABILE UN RALLY ESTIVO ALL’INSEGNA DELLA STABILITÀ.

L’esito verrà accolto in modo positivo dai mercati di tutto il mondo. Nonostante la vittoria di Macron fosse stata parzialmente scontata dopo la vittoria al primo turno, la possibilità che Marine Le Pen potesse diventare presidente continuava a generare timori sufficienti a bloccare i prezzi. Adesso che la vittoria di Macron è stata confermata, è prevedibile un ulteriore rally. “È indiscutibile che, rispetto a una presidenza della Le Pen, la presidenza di Macron sia una buona notizia per i mercati azionari europei. Si tratta di uno scenario che riduce il rischio geopolitico nella regione e dovrebbe generare opportunità economiche“, dichiara Dean Tenerelli, portfolio manager della European Equity Strategy. “Dovrebbe avere risvolti positivi anche per l’euro. Quest’anno, il principale rischio valutario è stata la prospettiva di una conquista dell’Eliseo da parte di un candidato di estrema destra e anti-UE. Ora che questo rischio è alle spalle, i mercati si focalizzeranno maggiormente sui fondamentali“.
È anche probabile che, con il rientro dei timori degli investitori sul rischio sovrano francese, gli spread si riducano. “Di recente, le obbligazioni decennali francesi offrivano interessi fino a 50 punti base in più rispetto alle obbligazioni decennali tedesche, ma prevediamo un leggero rientro di questi livelli verso la media dell’anno passato“, ha dichiarato Ken Orchard, portfolio manager del team Global Fixed Income. “Tolta la Francia dallo scenario del rischio politico, i mercati inizieranno a interessarsi di altri problemi”.

LA POLITICA FRANCESE IN “TERRA INCOGNITA”

L’elezione di un candidato indipendente alla presidenza francese non ha precedenti. L’elezione di Macron, quindi, ha condotto il paese in una “terra incognita”. La prima cosa che il neoletto presidente dovrà fare è assicurarsi che il suo movimento En Marche! conquisti il più elevato numero di seggi possibile in occasione delle elezioni legislative in programma l’11 e 18 giugno venturi. Tuttavia, se si considerano le divisioni che attualmente affliggono la sinistra francese, difficilmente En Marche! otterrà la maggioranza al Senato . Ciò significa che per il suo governo Macron dovrà chiedere l’appoggio di altri partiti, ma essendo un politico essenzialmente conservatore con politiche piuttosto moderate, secondo noi questo non dovrebbe costituire un problema rilevante.
Secondo noi, l’esito più probabile è che il Partito Repubblicano conquisti la maggioranza relativa dei seggi disponibili e che sostenga il neoeletto governo all’Assemblea nazionale. Se tale eventualità dovesse concretizzarsi, prevediamo un chiaro ancorché modesto cambiamento di rotta nelle politiche francesi che passeranno da quelle di centrosinistra di François Hollande a quelle di centrodestra, con una probabile riduzione dell’imposta sulle imprese e un allentamento delle leggi sul lavoro, per dare alle aziende la possibilità di rinegoziare la settimana lavorativa di 35 ore.

UNA UE PIÙ FORTE: CATTIVE NOTIZIE PER IL REGNO UNITO, BUONE PER L’ITALIA

Come ardente sostenitore dell’UE, ci si aspetta che Macron collaborerà positivamente con la Merkel (e anche con i socialdemocratici di Martin Schulz, se dovessero vincere le elezioni tedesche in autunno), rafforzando l’alleanza franco-tedesca da cui il blocco dipende. Per quanto riguarda la Brexit, Macron ha sottolineato l’importanza di “difendere l’integrità” dei principi chiave dell’UE sulla libera circolazione delle merci e dei lavoratori, dicendosi preoccupato del fatto che l’abbandono del Regno Unito possa essere considerato una mossa vantaggiosa per quest’ultimo, inducendo altri paesi seguirne le orme, una prospettiva capace di “annientare il progetto europeo”. Di conseguenza, il Regno Unito rischia di doversi confrontare con una controparte ancora più rigida del previsto, sulla Brexit.
Viceversa, Macron ha espresso pubblicamente la sua “solidarietà” per le difficoltà economiche dell’Italia e della Grecia, alimentando la speranza di un ammorbidimento dell’austerità che, in questi paesi, viene vista come un’imposizione della Germania. Una posizione più morbida da parte dell’UE sull’austerità potrebbe addirittura erodere i consensi verso alcuni partiti populisti che hanno guadagnato terreno facendo leva sulle apparenti ingiustizie degli accordi vigenti. “Ora come ora, il Movimento 5 Stelle, che è contrario all’UE, si appresta a diventare il primo partito italiano alle prossime elezioni, che si terranno alla fine di quest’anno o all’inizio dell’anno prossimo”, sostiene Orchard, aggiungendo poi: “La vittoria di Macron potrebbe fornire un importate sostegno ai partiti europeisti italiani, anche se è difficile prevederne l’impatto sulle scelte degli elettori”.
“I rapporti di Macron con la Germania sono, all’apparenza, molto buoni, ma finora la sua linea economica è stata molto neutrale”, dice Tenerelli. “Pur essendosi posizionato come candidato centrista e oppositore dell’establishment, non ha ancora dimostrato di essere particolarmente riformista. Si spera che, con il sostegno della Germania, sia in grado di combinare qualcosa, anche se solo il futuro ce lo potrà dire”.

IL SETTORE BANCARIO E QUELLO DELLE TELECOMUNICAZIONI SI STANNO PREPARANDO PER “L’IMPENNATA MACRON”

La vittoria di Macron potrebbe rivestire una grande importanza per il settore bancario francese, come sembra indicare il forte rialzo delle azioni del settore dopo il primo turno. “Macron è favorevole a misure di graduale deregulation, guardate ovviamente con favore dal settore bancario francese”, dichiara Tenerelli. “Con la vittoria di Macron, gli spread dei titoli di Stato francesi dovrebbero diminuire e per il settore questo si tradurrebbe automaticamente in un minor costo del capitale e dei finanziamenti. È un aspetto molto importante perché, rispetto alle banche di altri paesi europei, le banche francesi tendono a fare maggiore affidamento sui finanziamenti del mercato”.
Anche il settore delle telecomunicazioni sembra essere destinato ad essere influenzato dalla vittoria di Macron. Da tempo, il settore è favorevole a un maggiore consolidamento delle telecomunicazioni sul mercato francese, ma finora i tentativi in tal senso sono stati ostacolati a livello politico. L’orientamento di Macron, favorevole alle imprese, significa che potrebbe esserci un clima migliore per il consolidamento del settore e questo dovrebbe essere un fatto positivo per i principali attori.

QUALE FUTURO PER L’EUROPA?

Quando si sarà esaurito l'”effetto sollievo” per la vittoria di Macron, l’attenzione degli investitori in Europa verrà presto puntata su altri rischi potenziali. Oltre all’eventualità di elezioni in Italia, sussiste la possibilità di un rivolgimento in Spagna, se la Catalogna dovesse andare avanti per la sua strada con il referendum per l’indipendenza. Gli sviluppi di questa situazione non sono chiari (il governo di Madrid è contrario al referendum), ma si tratta di qualcosa che ha il potenziale di causare nervosismo nei mercati e un allargamento degli spread, qualora il referendum si tenesse per davvero e l’esito fosse un “sì”. “Nell’Europa periferica manteniamo un orientamento neutrale, ma stiamo valutando il passaggio a un sottopeso, prima o poi“, dichiara Orchard. “Ora come ora, abbiamo posizioni leggermente lunghe in Italia, Portogallo e Cipro, mentre in Spagna siamo in forte sottopeso“.
Soprattutto, l’attenzione si concentrerà nuovamente sulle future mosse della BCE verso la fine dell’anno. “La maggior parte degli analisti lato sell prevedono una riduzione del programma di acquisti dagli attuali 60 miliardi di euro a zero entro la metà dell’anno prossimo”, aggiunge Orchard. “Noi invece crediamo che la riduzione sarà molto più graduale e che non sia da escludere un proseguimento del programma di allentamento quantitativo fino a 2019 inoltrato. In tal caso, gli spread dei paesi periferici potrebbero restare bassi per un periodo più lungo e offrire l’opportunità di riaprire una posizione lunga in tali paesi, se i rischi politici non dovessero concretizzarsi”.
Per quanto riguarda l’azionario europeo, manteniamo un leggero sovrappeso in Francia rispetto al benchmark, con un’esposizione ampiamente diversificata, dai titoli azionari nazionali in società con solide franchise, a settori come le telecomunicazioni e le banche, senza escludere aziende internazionali in settori come l’ingegneria e i beni voluttuari”, aggiunge Tenerelli. “Pur non mantenendo un deciso orientamento in questa o quella direzione, stiamo attualmente scoprendo maggiori opportunità in società difensive in settori come le telecomunicazioni. Non privilegiamo le aree che dipendono da una forte crescita, ad esempio i materiali e l’energia, dove a nostro avviso le valutazioni sono un poco eccessive”.

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