Cosa succederà sui mercati dopo la vittoria di Macron: i nuovi commenti degli strategist

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di Finanza Operativa 8 Maggio 2017 | 19:00

Riportiamo di seguito altri commenti provenienti dalle varie case di investimento e strategist di asset management company sulla vittoria di Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali svoltesi ieri in Francia.
A cura di Nadège Dufossé, Head of Asset Allocation, Candriam Investors Group
Emmanuel Macron ha un programma piuttosto bilanciato, con alcune misure che favoriscono le imprese ed altre le famiglie. Sostiene il taglio della tassazione alle imprese e alle contribuzioni sociali dei dipendenti, con l’obiettivo di ridurre il costo del lavoro. Ha un programma di investimenti pubblici una tantum di 50 miliardi di euro e una serie di misure che mirano ad aumentare il potere di acquisto delle famiglie. Punta anche all’introduzione di un modello nordico di Flex-Security e promette di rispettare l’impegno francese nei confronti dell’UE per ribilanciare la posizione fiscale del Governo.
Le elezioni parlamentari di giugno rimangono un appuntamento chiave. Macron sarà investito Presidente il 14 maggio, quando il mandato di Hollande terminerà. Nei prossimi giorni, Macron nominerà un Primo Ministro, al quale chiederà di formare un Governo. Il potere del Presidente di nominare un Governo dipende tuttavia dal risultato delle elezioni parlamentari dell’11 giugno e 18 giugno.
I principali scenari dopo i risultati del primo round potrebbero essere:

  • Emmanuel Macron ha una maggioranza all’Assemblea Nazionale e il suo Primo Ministro e il Governo rimangono inalterati;
  • Nel secondo scenario, En Marche non ha la maggioranza e Macron forma una coalizione trasversale;
  • Il terzo scenario vede una coabitazione (avvenuta solo tre volte durante la Quinta Repubblica e abbastanza improbabile). In questo caso, il Presidente non ha la maggioranza e deve scegliere un Primo Ministro tra le file dell’opposizione (molto probabilmente tra i Repubblicani), che può scegliere i membri del gabinetto senza il coinvolgimento del Presidente. Il Governo è incaricato di sbrigare le faccende di politica interna, mentre il Presidente condivide gli affari esteri con il Governo.

Ne sapremo di più entro il 18 maggio, quando i nomi e le appartenenze politiche dei candidati alle elezioni parlamentari saranno note e i sondaggi su di esse saranno disponibili.
Dopo il primo round delle elezioni del 24 aprile, i mercati avevano già iniziato ad anticipare l’elezione di Macron come prossimo Presidente francese. Il premio al rischio politico sull’azionario EMU aveva già in parte integrato il risultato elettorale di ieri.
Una continuazione della diminuzione del premio al rischio dipenderà ora dalla pubblicazione dei primi sondaggi sulle elezioni parlamentari. Buone notizie, che impattano positivamente sulla possibilità di implementare il suo programma di riforma dopo le elezioni parlamentari, saranno ulteriormente positive per l’azionario EMU, e i flussi (oltreoceano) continueranno ad arrivare, mentre gli investitori si focalizzeranno ancora una volta sui fondamentali del Paese.
L’azionario EMU beneficia di un ciclo macroeconomico a supporto, di aspettative di crescita degli utili più alte rispetto a quelle degli Stati Uniti e di valutazioni attraenti.
 
Commento di Steven Andrew, gestore del fondo M&G Income Allocation:
“Il risultato di una delle elezioni presidenziali francesi più agguerrite degli ultimi anni si è rivelato in linea con i sondaggi: Emmanuel Macron è stato scelto come nuovo leader del Paese. Questo segna un importante cambiamento nella narrativa sulla politica europea: non tutto il malcontento popolare in Europa può essere canalizzato nel sentimento anti Europa o puramente nazionalistico.
La vittoria di Macron è certo una buona notizia per chi sostiene il progetto europeo, in quanto il suo programma è centrato su un’integrazione più profonda e una migliore cooperazione tra i vari Paesi dell’Unione. Inoltre, essendo un convinto sostenitore del libero scambio e della globalizzazione, il nuovo Presidente francese vorrà sfruttare questi trend, piuttosto che accanirsi per invertirne la tendenza. Questo rende la sua vittoria ancora più rimarchevole, dato che il malcontento popolare era stato interpretato come il rifiuto tanto di una più forte integrazione EU quanto dei meriti della globalizzazione. La sua vittoria, tuttavia, fa più pensare a cosa è stato rifiutato piuttosto che a un netto cambiamento nella direzione della politica francese. Certamente, Macron ha arrestato lo status quo bipartitico, con l’adozione di uno stile sulla falsa riga della ‘Terza Via’ di Blair – almeno sulla carta. Dovremo aspettare fino alle elezioni dell’Assemblea Nazionale di giugno per determinare fino a che punto questo risultato rappresenta un cambiamento concreto nella direzione della politica economica francese.
Fatta questa premessa, potrebbe essere saggio concludere che il risultato di ieri rappresenta più un rifiuto del partito della Le Pen e del nazionalismo piuttosto che un accorato e pieno sostegno dell’internazionalismo di Macron.
Per Macron, il verdetto popolare più importante sulla sua agenda politica per la Francia arriverà a giugno con le elezioni dell’Assemblea Nazionale. Dal momento che lui è alla guida di un partito di minoranza di recente formazione, En Marche, dovrà impegnarsi a fondo per ottenere la necessaria maggioranza nell’Assemblea per evitare un governo di ‘coabitazione’, con un Primo Ministro o ‘Premier’, che esercita la principale autorità esecutiva, del partito di opposizione che potrà beatamente ignorare il programma del Presidente.
Per quanto riguarda gli investimenti, rimane fondamentale mantenere l’attenzione centrata sui fatti. Il contesto economico in Francia è migliorato molto negli ultimi anni, così come nel resto dell’area Euro.  Questo è risultato evidente non solo dalla crescita positiva e della diminuzione dei tassi di disoccupazione, ma anche più di recente nei decisi rialzi a cui abbiamo assistito nei primi mesi del 2017, dopo risultati trimestrali e fatturati superiori alle aspettative dei mercati. Questo suggerisce che l’azionario dell’area Euro, oggi con un pricing interessante, potrebbe portare rendimenti considerevoli da qui in avanti. Una battuta d’arresto nella narrativa relativa alla ‘frammentazione dell’Euro’ dovrebbe incoraggiare gli investitori a focalizzarsi di più sul miglioramento dei fondamentali nella regione. Per quanto riguarda il reddito fisso, i titoli di Stato dei Paesi periferici dell’Eurozona, come ad esempio il Portogallo, dovrebbero avvantaggiarsi della riduzione dell’instabilità politica.”
 
 

A cura di Benjamin Melman, Head of Asset Allocation and Sovereign Debt di Edmond de Rothschild Asset Management,
 
Poiché i sondaggi indicano che le elezioni tedesche non porteranno ad alcuna sorpresa negativa, la vittoria di Macron elimina, almeno per i prossimi mesi, il rischio politico europeo, che era invece aumentato drasticamente in seguito al referendum britannico e alle elezioni statunitensi. 
Ciò è chiaramente positivo per l’andamento del mercato azionario dell’Eurozona e per le obbligazioni subordinate. Da più di un anno, infatti, molti investitori non europei hanno venduto in modo massiccio le loro esposizioni in azioni europee e i flussi sono tornati positivi solo di recente. 
 
Grazie all’accelerazione della crescita (che potrebbe raggiungere il 3% secondo le ultime stime) e l’EPS in forte rialzo, e considerato inoltre che le politiche della BCE rimangono molto accomodanti, c’è in questo momento spazio per una dinamica positiva dell’azionario europeoancora sottovalutato rispetto all’azionario statunitense. Dobbiamo comunque tenere presente che il quadro politico italiano, al momento, resta molto incerto e il successo del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni (che si terranno con tutta probabilità nel 2018), è piuttosto probabile. Riteniamo quindi che il fattore di rischio politico in Europa tornerà in prossimità delle elezioni politiche italiane.
A cura di Laurence Boone, Head of Research & Investment Strategy di AXA Investment Managers sui risultati delle elezioni presidenziali in Francia.
  • Possibile politica economica di Macron e suo impatto sui mercati;
Da centrista indipendente Macron dovrebbe essere un presidente liberale in economia. Inoltre, la sua presidenza dovrebbe portare maggior stabilità all’Unione Europea dato che ha spesso ripetuto di avere una chiara agenda federalista per l’Europa e di essere un sostenitore del mercato comune.
Il suo programma di riforme strutturali dovrebbe essere favorevole alla crescita sul lungo periodo. Inoltre, ci aspettiamo che il suo governo si concentri su tassazione societaria, istruzione e competitività del Paese, mantenendo una posizione equilibrata sulla transizione della Francia verso un’economia a bassa emissione di carbonio.

L’incertezza politica si è ridotta e sul mercato ora prevale un approccio ‘risk on’, quindi rimaniamo sovrappesati sull’azionario, specialmente azioni europee, e manteniamo una view costruttiva sul credito e le obbligazioni high yield.
  • Tre scenari possibili dopo le elezioni politiche di giugno;
    • Il partito di Macron, En Marche! vince con netta maggioranza all’Assemblea Nazionale e il Presidente è quindi libero di implementare la sua agenda politica.
    • Il partito dei Repubblicani si assicura la maggioranza, ma questo ci sembra lo scenario meno probabile. 
    • Si forma una coalizione. Storicamente, questa è una situazione abbastanza nuova, ma è anche la più probabile visto che En Marche!, Repubblicani e Partito Socialista sono posizionati a livelli molto simili nei sondaggi.
  • Per i mercati d’investimento tutti e tre gli scenari sono relativamente positivi perché favorevoli all’implementazione di riforme, sebbene lo scenario della coalizione porti un po’ più d’incertezza. I mercati accoglieranno positivamente:
  • La riduzione dei timori che la Francia metta in discussione l’Unione Europea, l’euro o la NATO;
  • Un cambio di rotta delle tendenze populiste viste nel 2016: la Francia non sarà il prossimo “cigno nero”, ma piuttosto un esempio di approccio costruttivo e aperto all’Europa.
  • Ci attendiamo che i mercati ora si concentrino sulla politica monetaria e fiscale negli Stati Uniti (tagli fiscali, regolamentazione finanziaria) e sulla tempistica di una normalizzazione della politica monetaria in Europa.

 
A cura diBritta Weidenbach, Head of European Equities di Deutsche Asset Management
Quello che riteniamo sia stato il principale rischio politico in Europa nell’anno in corso, è stato felicemente evitato con l’esito delle elezioni francesi. Anche le maree populiste sembrano avere raggiunto il picco. Abbiamo preso questa occasione per aumentare le azioni europee, in quanto riteniamo che l’incertezza politica sia stata il principale fattore che ha trattenuto gli investitori, in particolare gli investitori stranieri, dallo spostare i loro fondi in Europa.
I vantaggi dell’Europa non possono più passare inosservati. Accanto allo stabile ambiente macroeconomico, è l’earning momentum per le imprese europee e questo ne fa un forte caso per investire in Europa. Quest’anno ci aspettiamo una crescita a due cifre rispetto all’anno scorso. Finora, i bilanci hanno confermato la nostra positiva previsione sui fondamentali. Le azioni europee si stanno negoziando a multipli ragionevoli, in particolare rispetto a quelli degli Stati Uniti. Sebbene molti investitori considerino l’Europa attraente, questa visione non si riflette ancora nelle loro decisioni di investimento. Quest’anno finalmente vedremo il punto di svolta per l’Europa, ora che è tornata una crescita accettabile degli utili, dopo cinque anni di risultati flat.
Con Emmanuel Macron, c’è un forte partner della Germania. La sua presa di posizione potrebbe accelerare le speranze degli investitori per un’ulteriore integrazione europea, forse in forma di una politica fiscale più coordinata e stimolante. Alla fine dell’anno, la stabilità dell’Europa potrebbe anche risultare più alta di quando l’anno ha avuto inizio. Detto questo, è importante non sopravvalutare i risultati delle elezioni perché rivelano anche un alto grado di insoddisfazione politica e una perdita di fiducia nei partiti da parte degli elettori. Ciononostante: le ultime sei elezioni in Europa hanno visto il candidato nazionalista che ha sottoperformato rispetto ai risultati previsti dai sondaggi.
Complessivamente, vediamo un lieve aumento del rischio politico in tutta Europa. Tuttavia, poichè la separazione britannica dall’Europa implica attrito e incertezza, ci aspettiamo che Brexit rimanga un onere economico nel breve e medio termine non solo per il Regno Unito ma anche per il resto dell’UE. Non importa quanto saranno efficaci i negoziati perchè, al massimo, potranno solo ridurre al minimo i danni, non eliminarli completamente. Ciò significa che il più grande rischio continua ad essere l’Italia in cui l’insoddisfazione politica e il fragile settore bancario si incontrano con una crescita economica in calo. Non ci aspettiamo che l’Italia possa tenere nuove elezioni prima del quarto trimestre del 2017.

 
A cura di Léon Cornelissen, Capo Economista di Robeco
Macron è riuscito a fermare l’ondata populista, almeno per il momento. La vittoria è stata piuttosto netta, ma va considerato che una quota potrebbe essere riconducibile a un voto anti-Le Pen piuttosto che un voto di supporto diretto alla piattaforma modernista di Macron.
Lo scenario più probabile è che il nuovo governo dia priorità alla riforma del lavoro, aprendo la strada alle contrattazioni in azienda piuttosto che a livello nazionale, permettendo anche un allentamento della rigida settimana lavorativa di 35 ore.
Inoltre, non sarebbe difficile per un Macron scettico nei confronti del Cremlino, mantenere rapporti distesi con la Germania. Un’idea interessante è il piano per l’istituzione di un budget e un ministro delle finanze europeo per le politiche di investimento e la stabilizzazione macroeconomica a livello continentale. Ma qualsiasi iniziativa probabilmente dovrà aspettare l’esito delle elezioni in Germania a settembre.
Parigi è stata da sempre in una certa misura resistente al cambiamento e la sua posizione economica si è indebolita rispetto alla Germania. Un chiaro esempio ne è la disoccupazione giovanile al 24% e quella complessiva al 10%, rispetto al 7% e 4% degli stessi dati in Germania. I suoi predecessori hanno cercato di riformare il Paese, ma senza successo. Dopo lo scossone politico attuale, il futuro sembra più roseo, con buone probabilità di sopravvivenza dell’euro.
Attualmente, l’Eurozona sta mostrando una ripresa del ciclo di business dopo due trimestri di crescita allo 0,5% e gli indicatori di fiducia che segnalano una crescita dello 0,7% per il secondo trimestre. Anche per l’Europa sembra giunto il momento di poter sognare una crescita al 2%. E l’ondata in arrivo sarà di sollievo per tutti, inclusi i paesi della periferia.
A cura di Lukas Daalder, Chief Investment Officer di Robeco Investment Solutions
 La vittoria di Macron verrà accolta da un sospiro di sollievo da parte dei mercati, con il Nikkei che ha guadagnato il 2% in scia alla notizia. Non ci aspettiamo effetti particolarmente positivi per l’azionario europeo, che dopo una buona stagione di trimestrali è più probabilmente prossimo a un rerating.
Detto ciò, sembra che i mercati finanziari abbiano già prezzato la vittoria di Macron la scorsa settimana. Questo spiega la reazione silenziosa dell’Euro fino a questo momento: sebbene la moneta unica abbia guadagnato 1,5 centesimi sul dollaro dopo il risultato della prima tornata elettorale, questa mattina il cambio è rimasto pressoché invariato.
E ciò che vale per l’euro, entro certi limiti, è assimilabile a ciò che accade ai bond francesi: lo spread rispetto al Bund è già calato di 75 punti base alla vigilia del primo turno, vicino ai 40 punti base. Considerando l’incertezza dettata dalle prossime elezioni parlamentari, uno spread di 35 punti base sembra ragionevole, indicando come buona parte della ripresa sia già alle nostre spalle.
 

A cura di Alberto Biolzi, Responsabile Direzione Wealth Management di Cassa Lombarda
Con l’elezione di Emmanuel Macron, in Francia ora l’attenzione degli investitori si sposterà alle legislative di giugno. Si dovrà capire se il neo-Presidente riuscirà a costruire una solida maggioranza in Parlamento con il suo movimento En Marche!, evitando il rischio di coabitazione che potrebbe rallentare il processo di riforme promesse (es. semplificazione delle norme sul lavoro, riforma della scuola, moralizzazione della classe politica, riforma e integrazione dell’Europa).
L’ottava sarà intensa sul fronte dei risultati aziendali trimestrali, mentre i dati macro in calendario saranno pochi. Probabile attendersi un consolidamento dei listini azionari con anche moderate prese di beneficio dopo i recenti rialzi (“buy the rumor, sell the news”) ma le prospettive restano ancora costruttive nel medio termine (v. crescita economica globale, flussi verso l’azionario, risultati aziendali e valutazioni).
La riunione della Bank of England non dovrebbe rivelare sorprese particolari, confermando lo status quo. Molto interessanti, invece, saranno le testimonianze di diversi banchieri centrali (in particolare Mario Draghi questo mercoledì e Presidente della Federal Reserve di New York, William Dudley giovedì). Con il rischio politico alle spalle almeno nel breve, gli investitori si dovrebbero focalizzare sulle prossime mosse della Bce. Il mercato sta scommettendo su una modifica della “forward guidance” già dal meeting di giugno, con il conseguente rischio di “tapering” ulteriore del QE.
Questo venerdì saranno pubblicati i dati del Pil 1Q tedesco, con una previsione di +0,7%. La debolezza dei consumi in Usa dovrebbe esser solo transitoria e le vendite al dettaglio di aprile sono previste in recupero. Anche l’inflazione (CPI) dovrebbe salire nel mese. Questa settimana si terranno le aste governative di Olanda, Austria, Germania, Portogallo ed Italia.

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