Mercati azionari, buono il sentiment dopo le elezioni in Francia

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di Finanza Operativa 11 Maggio 2017 | 12:00

a cura di BIM

Con l’attenuazione dei rischi politici, tutti gli elementi convergono per un  visione  favorevole sui mercati azionari europei (probabilmente con la sola  eccezione del posizionamento, non più così scarico) :

– il  momentum dell’economia resta positivo, come confermano i dati macro,  sia anticipatori che consuntivi e, per quanto siano un indicatore ritardatario,  vanno nella stessa direzione i risultati aziendali;

– con i recenti sviluppi economici e politici,  è  aumentata la probabilità che  nella riunione di giugno  la BCE  modifichi  in modo restrittivo  la sua  comunicazione , tuttavia, considerata anche l’assenza di pressioni inflazionistiche, è ragionevole attendersi che  Draghi manterrà un  atteggiamento di fondo accomodante;

– va aggiunto che nell’attuale fase del ciclo il rialzo dei rendimenti  obbligazionari non  dovrebbe avere  impatti negativi per la componente  azionaria e questo dovrebbe essere tanto più valido in Europa dove vi è un  peso importante del comparto bancario (che beneficia del rialzo d ei tassi);

– i multipli di mercato,  pur non evidenziando sottovalutazione , presentano  ancora spazio di espansione .

Mercati azionari

L ’ S&P500 si è riportato sui massimi assoluti: va comunque messa in  evidenza la bassissima volatilità, con l ’ indice che ha registrato una  variazione inferiore a +/ – 0.2% i n otto delle ultime nove sedute; nuovi  massimi assoluti per il Nasdaq. Le Borse europee hanno proseguito il trend  al rialzo , sostenute dalla  riduzione del rischio politico e dai  positivi risultati aziendali. Prendendo a riferimento l ’ indice  Stoxx600  il  livello  medio  di  sorpresa sugli utili si col loca sui  livelli più elevati dal 3Q2009. Il  settore bancario si conferma uno  dei principal i contributori al buon  andamento dei risultati aziendali.  Da segnalare che la reporting  season è anche accompagnata da  una revisione al rialzo delle stime  2017 .

Mercati obbligazionari

La vittoria di Macron accantona il principale fattore di instabilità di breve  termine per i mercati eurocentrici; il risultato delle elezioni francesi premia  un candidato dalle posizioni chiaramente europeiste, rafforzando la moneta  unica. L’evento, non commentato ufficialmente dal board della BCE,  permette alla Banca Centrale di concentrarsi su dati macro ed evoluzione  della dinamica dei prezzi. In questa finestra di calo della volatilità, l’evento già abbondantemente  scontato dagli operatori, ha avviato un processo di “sell o n news” sui  principali asset finanziari.  Sui mercati obbligazionari si assiste ad una marcata inversione  dell’andamento dei rendimenti con un generalizzato calo dei corsi, a partire  dai governativi core e periferici. Il Bund risale in area 0,40% di rendimento, il  BTP decennale torna al 2,27% con spread tra i due a 185 bp , 10 bp sopra la  chiusura della scorsa settimana.  Nel settore delle obbligazioni a spread brillano corporate IG ed HY ben  comprate come testimoniano gli indici sintetici ITRAXX (5Y Generi c) con  Xover a 250 e Main Europe in area 62. Sul fronte domestico, venerdì scorso S&P ha confermato outlook e rating  sovrano all’Italia mantenendo la BBB – grazie all’aspettativa che il Governo  reiteri l’impegno di riforme strutturali prospettando che sul  fronte  finanziario si intensifichino gli sforzi di risanamento dei bilanci. Prossimo  appuntamento per il rating sovrano sarà quello di Moody’s il prossimo 9  giugno che attualmente assegna il livello di Baa2 outlook negativo.

Commodities

La discesa del petrolio è continuata anche nell’ultima settimana, con le  quotazioni del WTI che hanno testato brevemente quota 45 US$/barile prima  di  rimbalzare in area 46 US$, riflettendo principalmente l’andamento  dell’offerta nel mercato USA. L’attenzione degli investitori è stata  concentrata sulle trimestrali dei produttori medi e piccoli di “shale oil”, che  puntano ad aumentare significativamente l a produzione rischiando di  rendere vani i tagli alla produzione previsti dalle major petrolifere e dai  principali produttori OPEC e non OPEC. Su questo fronte, peraltro, la retorica  a supporto del rinnovo dei tagli alla produzione anche per il secondo  semestre si sta intensificando in vista del meeting del 25 maggio, con la  Russia (responsabile del 70% dei tagli tra i produttori non OPEC) che sembra  esprimersi a favore. Sulle quotazioni petrolifere pesa anche il potenziale  ritorno sul mercato della produzione libica, dopo l’accordo tra fazioni rivali  che ravviva le prospettive di un ritorno ad una forma di governo unificato. Considerando il flusso di notizie contrastanti, l’andamento del petrolio  sembra guidato soprattutto dalla continua liquidazione delle posizioni  rialziste sul mercato dei futures.  Deboli i metalli industriali, che hanno risentito degli indici PMI cinesi inferiori  alle attese, del balzo delle scorte di rame al London Metal Exchange e della  bocciatura  parlamentare alla carica di Ministro dell’Ambiente delle Filippine  di una nota attivista ambientalista, che aveva in precedenza ordinato la  chiusura di più di metà delle miniere di nickel del Paese. Ancora deboli le  quotazioni dell’oro,  che riflettono la propensione al rischio sui mercati degli asset rischiosi ed il progressivo venir meno del premio per il rischio politico  legato alle elezioni francesi ed alla politica USA

Mercati valutari

Il mercato dei cambi è stato dominato dalla dinamica dell’Euro anche  nell’ultima settimana, come conferma l’impennata delle correlazioni dei  cross contro Euro ai massimi da inizio anno. Il trend è partito dopo il risultato  del primo turno delle elezioni presidenziali francesi e sostenuto dalle  aspettative di variazioni di politica monetaria della BCE e dalle sorprese  positive sui dati macroeconomici dell’Eurozona. Come conseguenza l’Euro ha  guadagnato contro quasi tutte le divise dei Paesi Sviluppati, con E UR/US$  che ha sfiorato quota 1,10 subito dopo la vittoria al ballottaggio francese di  Macron. Ora che i mercati già scontano uno scenario politico europeo più  tranquillo e con il posizionamento degli investitori più neutrale, una pausa  nella corsa dell’Eur o sembra possibile.  Il trend del US$ è stato molto più incerto, come dimostra la discesa della  correlazione dei cross contro la divisa USA ai minimi da inizio anno, che  riflette la forza contro le valute legate alle commodities e la debolezza verso  le valute a basso rendimento (con l’eccezione dello yen). In effetti nell’ultima  settimana la discesa più sincronizzata dei prezzi delle materie prime, in  particolare petrolio e metalli industriali, sembra riflettersi negativamente su  diverse valute dei Paesi Em ergenti, mentre inizialmente sembrava confinata  solo ad alcune divise commodity – related dei Paesi Sviluppati come NOK e  CAD. In particolare  la discesa del petrolio sembra iniziare a danneggiare il  rublo, sulla cui forza le autorità locali avevano iniziato  ad esprimere  perplessità. Il real brasiliano sembra invece meno sensibile all’andamento  molto negativo dei prezzi dei minerali di ferro, sia grazie alla stagionalità  favorevole della produzione agricola, sia perché i catalizzatori idiosincratici  rimangono  dominanti, con l’attenzione dei mercati concentrata sui progressi  della riforma previdenziale in Parlamento.

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