Macro, segnali incoraggianti dall’Europa, molto meno dagli Usa e dalla Cina

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di Finanza Operativa 12 Maggio 2017 | 10:30

Di Marc Craquelin, Direttore della Gestione di La Financière de l’Echiquier

Il momentum macroeconomico non smette di destare sorprese positive in Europa: migliora comunque il tasso di disoccupazione (al 9,5%, anche se rimane elevato in termini assoluti) e i PMI (tanto apprezzati dagli investitori) si attestano su livelli record. Così, il PMI composito tocca quota 56,8. Oltre i valori medi è interessante constatare che il miglioramento si profila per tutti i paesi. Il divario tra il paese con il PMI inferiore (la Francia a 56,6) e il paese con quello superiore (l’Irlanda a 58,7) è di soli due punti, dimostrazione tangibile di una certa sincronizzazione dei trend tutti orientati al miglioramento in Europa. Un altro buon indicatore è rappresentato dall’incremento delle vendite a marzo che segnano un +0,3% a un mese e un +2,3% a un anno mobile.

La conferma dell’elezione di Emmanuel Macron, con un risultato ancor più netto rispetto alle attese, sosterrà i mercati nella loro lettura più positiva della dinamica europea e dovrebbe comportare un’accelerazione dei flussi in entrata già registrata dopo l’esito del primo turno.

Continueremo però a monitorare il resto del mondo, uscito dalla crisi prima dell’Europa, che si trova quindi oggi in una fase più avanzata del ciclo. In Cina, come negli Stati Uniti, la macroeconomia sta fornendo alcuni segnali di rallentamento.

E così, in Cina, gli ultimi indicatori di tipo PMI rivelano che il picco di crescita generato da un’agevolazione creditizia nel 2016 è ormai dietro di noi. L’attuale trend delle autorità cinesi è finalizzato a un inasprimento normativo che andrà di pari passo con un rallentamento della crescita.

Anche negli Stati Uniti le sorprese economiche sono ormai in territorio negativo. Ad esempio, la dinamica delle vendite di automobili (-4% ancora ad aprile) sta a indicare una certa stanchezza da parte dei consumatori nonostante la buona tenuta del mercato del lavoro (anche ad aprile gli Stati Uniti hanno creato oltre 200.000 posti di lavori). Questa battuta di arresto non è sorprendente in questa fase del ciclo tanto che, nel corso del suo ultimo FOMC, la Fed non ha modificato i termini del suo discorso.

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