Dopo primi 100 giorni per Trump ora inizia il vero lavoro

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di Finanza Operativa 15 Maggio 2017 | 16:30

Di Stephen Mitchell, Head of Strategy, Global Equities di Jupiter AM

I primi 100 giorni di presidenza Trump hanno stimolato i rendimenti dell’azionario globale, ma il meno convenzionale tra tutti i presidenti USA deve ora rimboccarsi le maniche e mettere mano ad alcune delle riforme – delle tasse e della regolamentazione – promesse in campagna elettorale per proseguire in questo momento di slancio positivo.

Il rialzo dei mercati azionari globali a seguito della elezione di Donald Trump è stato generato dalle aspettative, finora in gran parte non concretizzate, che la sua presidenza avrebbe dato inizio ad un’epoca di bassa tassazione, di deregolamentazione del mercato e di investimenti nelle infrastrutture che avrebbero generato una crescita degli Stati Uniti, con un effetto a catena positivo sull’economia mondiale. Certamente la sua elezione ha aiutato a cambiare il mood tra gli investitori negli Stati Uniti, contribuendo all’ottenimento di un sentiment positivo del mercato e al cosiddetto “Trump Bump”, ma per quanto riguarda l’economia globale il 45esimo presidente degli Stati Uniti ha anche avuto la sua buona parte di fortuna.

Trump è stato eletto quando i mercati mondiali iniziavano a sentire gli effetti benefici del nuovo pacchetto di stimoli messo in campo dalle autorità cinesi all’inizio del 2016, per stimolare un’economia rallentata da un impulso anticorruzione. Queste misure hanno aiutato a sostenere la crescita sia a livello nazionale che a livello mondiale, alleviando la preoccupazione secondo cui il rallentamento della Cina avrebbe potuto agire da freno al PIL mondiale e, di conseguenza, hanno avuto un effetto positivo per Trump.

Anche la modesta ripresa del prezzo del petrolio è stata una manna per l’economia americana non appena Trump è salito alla presidenza. Dopo essersi aggirato intorno ai 30 dollari al barile per la prima metà del 2016, il petrolio è ora saldo intorno ai 50 dollari al barile, un livello di prezzo a cui un buon numero di società di shale gas riesce a far operare i propri impianti di estrazione in modo produttivo, con l’effetto di una ripresa nella produzione industriale. Perciò Trump si è avvantaggiato di ben due situazioni favorevoli nei primi giorni della sua presidenza.

Detto questo, le recenti visite in Florida e in Texas rivelano un reale supporto per Trump e le sue politiche da parte della comunità imprenditoriale. Questo sostegno si traduce in una maggiore fiducia per le prospettive dell’economia da parte delle piccole imprese e una ripresa di fiducia da parte dei consumatori. La creazione di nuovi posti di lavoro e le nuove assunzioni sono in crescita, e la disoccupazione è scesa al 4,5% a marzo 2017, rispetto al 4,8% di ottobre 2016, il mese prima della sua elezione.

Trump, come ci si potrebbe aspettare da un uomo d’affari, ha anche corteggiato le grandi corporations del Paese istituendo un Business Advisory Council, ovvero una piattaforma che consentirà a diciassette dirigenti di società del calibro di Pepsico, JP Morgan e Boeing, di influenzare ed elaborare politiche business-friendly. Sapere che questi titani dell’industria statunitense godono dell’attenzione del  presidente e che stanno offrendo una guida è in qualche modo rassicurante –  sembra davvero che il presidente vi presti ascolto.

Al momento, l’effetto del “Trump Bump” sembra essersi affievolito, dato che i tre pilastri su cui si è fondato il rally del mercato azionario sembrano sempre più instabili, e alcuni si chiedono se ci sia un gap tra le aspettative e la reale capacità del nuovo presidente di tenere fede alle promesse fatte. Quindi dopo il “Trump bump” si parla ora di “Trump slump”, crollo di Trump: dopo il suo fallimento nel far passare il disegno di riforma sanitaria, in molti ora si chiedono quale sia la sua reale capacità di implementare altre misure.

Analizzando i singoli pilastri dell’iniziativa di Trump:

  • Riforma delle tasse
  • Spese per le infrastrutture
  • Deregolamentazione

Crediamo che questo pessimismo circa le capacità di concretizzazione di Trump potrebbe rivelarsi eccessivo. Dal nostro punto di vista, Trump avrà buoni margini per portare a termine la riforma delle tasse, potrebbe fare significativi passi avanti nell’area della regolamentazione, anche se probabilmente deluderà le aspettative sulle infrastrutture.

Riforma delle tasse

Considerando che gli stati Uniti hanno una corporate tax relativamente alta, pari al 35%, molte delle aziende americane scelgono di non riportare in patria i profitti che fanno con attività oltre oceano. Si stima che le 500 più grandi aziende americane posseggano tra i 2.1 e i 2.5 trilioni di dollari in liquidità all’estero per evitare quella che considerano come una tassazione punitiva. Il rimpatrio di questi fondi ha meriti che vengono riconosciuti tra i partiti politici che possono facilitare questo passaggio.  Il rimpatrio dei fondi con una “tax holiday” dove viene data alle aziende una precisa finestra temporale entro la quale i profitti maturati all’estero vengono tassati solo al 10%, potrebbe vedere il rientro negli Stati Uniti di molti soldi che possono essere utilizzati per investimenti o operazioni di M&A. Dal nostro punto di vista, potrebbe essere uno scenario possibile, la cui implementazione non richiederebbe tagli alla spesa in altri settori per modificare la legge, e sarebbe quindi un approccio win-win per le politiche “America First” di Trump.

Altre riforme del sistema di tassazione, incluso il taglio della corporate tax al 20%, sembrano essere molto più problematiche. Questa riduzione della corporate tax dovrebbe essere finanziato da tagli di bilancio difficili da fare altrove, considerando che gli Stati Uniti hanno già un debito di 19 trilioni di dollari, quindi l’interesse per tali riforme non può che essere limitato. C’è un significativo movimento tra i partiti per frenare l’alto livello di indebitamento americano, piuttosto che aumentarlo.

Spese per le infrastrutture

Qui il tempo è il più grande nemico di Trump. Potrebbe essere necessario un minimo di 5 anni per iniziare i lavori sui progetti per le grandi infrastrutture come nuove autostrade, sistemi di trasporto, ponti e aeroporti. Trump farà probabilmente degli annunci in questo settore, ma i veri benefici per l’economia statunitense si sentirebbero solo molto tempo dopo il primo (e forse unico) mandato di Trump.

Sulla deregolamentazione

Per quanto riguarda il taglio alla burocrazia, molte norme e regole che disciplinano le attività delle aziende provengono da organismi regolatori, dove Trump è in grado fare direttamente le nomine delle posizioni-chiave. L’unica precisazione da fare è che la sua amministrazione è stata più lenta della maggior parte delle precedenti nel fare queste nomine. A livello legislativo, Trump ha avuto un modesto successo nei suoi primi 100 giorni; è riuscito a spingere una legge sulla privacy online che permetterà ad alcune aziende di vendere le informazioni sulle abitudini dei consumatori su internet ad altre imprese che sono in grado di vendere loro beni e servizi. A differenza della questione sulla politica sanitaria, Trump dovrebbe trovare un congresso dominato dai Repubblicani, sensibile ad un ulteriore allentamento dell’onere normativo sulle imprese statunitensi, soprattutto nel settore finanziario.

Trump, tutti a spingere

Per i suoi primi 100 giorni, Trump è riuscito a raggiungere alcuni modesti obiettivi, ma rimane molto lavoro da fare per soddisfare le aspettative. Nonostante abbia iniziato la sua presidenza in una situazione favorevole – la politica di stimolo della Cina, il prezzo più alto del petrolio sono stati elementi che hanno giocato un ruolo strategico – ora deve affrontare un considerevole vento contrario da parte della Fed. La Banca Centrale USA sembra determinata a perseguire la propria politica di aumento dei tassi di interesse per avvicinarsi ad un tasso neutrale nel 2017, tra le preoccupazioni per una stretta finanziaria del mercato del lavoro e un aumento dei prezzi degli asset. Tassi di interesse più elevati implicano che il consumatore medio americano dovrà allocare una fetta più grande delle proprie entrate per pagare i finanziamenti in atto, e che avrà meno soldi da destinare alle spese accessorie. In qualità di gestore specializzato sull’azionario globale, un rallentamento dell’economia statunitense sarebbe per me preoccupante, in quanto quasi inevitabilmente porterebbe ad un calo della domanda statunitense per i beni e servizi globali.

Il calendario politico è il secondo potenziale elemento sfavorevole. Trump potrebbe avere solamente 18 mesi per implementare le sue riforme chiave sul sistema di tassazione e sulla regolamentazione prima delle elezioni di metà mandato previste per novembre 2018, che danno vita ad un nuovo Congresso che potrebbe essere potenzialmente più ostile alle politiche presidenziali.  Anche se questa scadenza sembra non essere particolarmente favorevole, Trump ha mostrato la sua capacità di adattarsi velocemente alle situazioni e di accettare consigli col fine di raggiungere i suoi scopi. I suoi primi 100 giorni, anche senza essere stati un pieno successo, hanno dimostrato che il suo approccio non convenzionale non è sempre una barriera per un miglioramento politico, e che la sua flessibilità nell’affrontare i problemi potrebbe trasformarsi in un elemento di forza.

In conclusione…

Riassumendo i primi 100 giorni di Trump bisogna sottolineare come sia riuscito ad accrescere le aspettative e la fiducia a livelli inusuali, e che questi elementi abbiano avuto un impatto reale sulle assunzioni e sugli investimenti. Alcuni provvedimenti di deregolamentazione sono già stati approvati. L’ambito dove invece c’è ancora molto da fare è il funzionamento della macchina politica a Washington per adempiere almeno in parte al suo piano sulla riforma del sistema di tassazione.

Le anticipazioni sui cambiamenti del sistema di tassazione hanno creato un atteggiamento di attendismo tra le grandi corporation americane; qualora queste rimanessero deluse non aiuterebbero un’economia che in fin dei conti potrebbe essere definita come nel suo ultimo ciclo. Qualora Trump avesse successo e si focalizzasse sulle problematiche nazionali e non sulle questioni geo-politiche internazionali, potrebbe prolungare questo ciclo.

Le aspettative euforiche degli investitori sono rientrate come sempre succede nei giorni successivi alle elezioni. I prezzi degli asset, in particolare dei rendimenti obbligazionari del Treasuries USA, riflettono un alto livello di scetticismo, specialmente rispetto alla riforma del sistema di tassazione, unito alle preoccupazioni relative agli effetti del rialzo dei tassi di interesse della Federal Reserve. Pertanto il duro lavoro per Trump deve ancora cominciare e il Presidente deve scegliere con molta attenzione le battaglie da combattere. Separare il rimpatrio dei fondi oltreoceano dalle altre riforme del sistema di tassazione e facendo progressi su questo tema, potrebbe essere un buon inizio. Oggi, è opinione diffusa che sia difficile che vada davvero così. Una cosa che i primi 100 giorni di Trump hanno messo in evidenza è che i famosi “pesi e contrappesi” nella costituzione americana funzionano e che lui deve manipolare meglio le leve politiche per raggiungere i suoi obiettivi in un ambiente politico diviso.

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