Quale sarà il futuro della Consulenza Finanziaria?

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di Finanza Operativa 15 Maggio 2017 | 17:00

Di Daniele Bernardi, amministratore delegato di Diaman Scf

Lunedì scorso ho tenuto a Barcellona una presentazione sul fenomeno dei Robo Advisors alla conferenza Global Derivatives Trading & Risk Management. Probabilmente la maggiore conferenza sulla finanza quantitativa in Europa, con tre giorni di Main Conference e un giorno di Pre-Conference dove si è parlato di Quantech, ovvero di come le metodologie quantitative unite alle nuove tecnologie digitali possono impattare ed in quali settori. La presentazione la potete scaricare qui. Uno dei principali settori ovviamente è il Robo Advisors, che utilizza tipicamente metodologie quantitative per offrire ai propri clienti servizi low cost per investire i propri capitali.

Ma partiamo con ordine, innanzitutto bisogna risparmiare i propri soldi, e sul web e ancora meglio sulle app del cellulare ci sono centinaia di applicativi che permettono di mantenere sotto controllo i propri investimenti, poi sul web ci sono diverse modalità per investire, dal trading on-line, ormai diffuso da anni, al social investing come e-toro che permette di copiare altri trading, ai Robo-Advisors appunto.

Partiamo con una definizione corretta del fenomeno del Robo Advisors: I Robo Advisors sono soluzioni automatiche di investimento che forniscono algoritmi di trading di ri-bilanciamento automatico basati su strumenti passivi di investimento (ETF) e strategie di diversificazione, che ingaggiano investitori individuali tramite strumenti digitali guidandoli attraverso moduli di auto determinazione delle proprie caratteristiche di avversione al rischio per fargli superare i propri comportamenti spesso sbagliati attraverso modelli rudimentali di “Goal Based investment “(investimenti ad obbiettivi prefissati).

LA CRESCITA DEI ROBO ADVISORS

Una immagine del sito Business Intelligence molto diffusa prevede una crescita del 250% degli asset nel 2016-2017 per poi attestarsi a circa il 170% per i prossimi due anni e poi calare il tasso di crescita negli anni successivi. Il tasso di crescita è stato si del 250%, ma solo per le prime due società che sono dei colossi che hanno già i clienti e hanno semplicemente dovuto convertirne una minuscola parte, mentre per le Start-up del settore, seppur finanziate con centinaia di milioni di dollari, il tasso di crescita medio è molto inferiore e si attesta a un pur sempre interessante 46%.

Esistono pochi settori economici con tali tassi di crescita, intendiamoci, però sconsiglio chi intendesse mettersi in questo settore senza adeguati capitali da investire, perché la barriera all’ingresso di questo segmento è incredibilmente bassa, bastano qualche decina di migliaia di euro per fare un buon sito internet, ma la difficoltà vera è l’acquisizione dei clienti, che costa dai nostri conti circa 500 euro a clienti, quindi se volete avere 1000 clienti dovete spendere 500.000 euro in pubblicità e non è detto che senza un brand alle spalle riusciate a farlo.

LE PRINCIPALI CRITICHE

Ci sono diverse critiche al fenomeno Robo Advisors, la prima è che rappresenta ancora una minuscola percentuale rispetto al settore degli ETF e dei Mutual Fund e degli Hedge Fund e quindi il fenomeno è ancora come una goccia nell’oceano.

E’ pur vero che tassi di crescita come questi l’industria degli ETF o dei mutual funds non li ha mai visti, ma è un poco come i fenomeni di Amazon o Airbnb, hanno avuto tassi di crescita incredibili innovando l’approccio di vendita in maniera digitale.

MODELLI OBSOLETI

Una delle critiche maggiori, che mi sento di condividere anch’io è che quasi tutti i Robo Advisors sul mercato usano modelli obsoleti per l’Asset Allocation, basati sulla Modern Portfolio Theory di Markowitz, che è un modello creato nel 1952, quando non esistevano i computer, non esistevano i Fondi e tantomeno gli ETF, eppure incredibilmente ancora utilizzato solo per il fatto che possono rivendicare di usare modelli di un premio nobel.

ALTRE CRITICHE

Le critiche sono anche molte altre, come per esempio il fatto che non hanno ancora mai dovuto affrontare un crollo di mercato, e che quando arriverà il modello di servizio senza assistenza di fatto deluderà gli investitori che hanno bisogno di conforto umano e di spiegazioni, oppure del fatto che modelli di business basati esclusivamente sulla riduzione delle commissioni costringono ad avere economie di scala veramente grandi e quindi difficilmente raggiungibili e a basso valore aggiunto.

NON PROBLEMI MA SOLUZIONI

Ma non volevo annoiarvi con i problemi, bensì guardare alle soluzioni, perché comunque è innegabile che questo fenomeno porterà un stravolgimento notevole al mondo tradizionale dei consulenti e quindi chi non lo capisce e si adegua per tempo rischia di trovarsi travolto e senza via di scampo.

COSA HO SCOPERTO

La cosa più interessante che ho scoperto è che la società con maggiori asset e tassi di crescita su questo settore è Vanguard.

PARLIAMO DI COLOSSI

Vanguard è la seconda casa di gestione al mondo dopo Blackrock, con oltre 3,7 Trilioni (milioni di milioni o mille miliardi di dollari), quindi può sfruttare un Brand fantastico e una base clienti sterminata, e questo è fondamentale, ma una componente determinante è sicuramente che la società di Robo Advisors di Vanguard ha oltre 600 Financial Planning Advisors persone fisiche che supportano i clienti con Videochiamate e chat attraverso il portale internet.

Pensate che con questo modo seicento persone sono in grado di “gestire” la relazione con clienti per un totale di oltre 100 miliardi di dollari.

INNOVAZIONE NEL MODELLO DI DISTRIBUZIONE

Questo modello è innovativo per prima cosa per il metodo di comunicazione con il cliente, è umano in quanto c’è una persona competente che è in grado di darti le risposte adeguate, ma sfrutta le tecnologie digitali che annullano i tempi morti (e i costi relativi) per gli spostamenti da un cliente all’altro, oltre a permettere di avere un cliente in California e uno in Florida e dargli lo stesso servizio.

DA PIRAMIDE A PETTINE

Inoltre questo modello permette di ridurre i costi della rete di distribuzione, che non è più piramidale con Area manager, district manager, regional manager e chi più ne ha più ne metta, ma è semplicemente a pettine, dove tutti sono alla pari, ricevono tutti le stesse istruzioni e formazione dalla società di investimento e non devono far altro che servire al meglio i propri clienti.

MENO COSTI O PIU’ RISULTATI?

Solo così è possibile fare grosse economie di scala e quindi ridurre i costi enormi che oggi i clienti consapevolmente o inconsapevolmente pagano per investire i propri soldi, perché alla fine è vero che se uno paga poco riceve poco (per esempio una panda) e se uno vuole un servizio di eccellenza deve essere disposto a pagare di più (es. una ferrari); ma la critica più alta all’industria del risparmio gestito è che non è facile percepire il vero valore aggiunto offerto a lungo termine, quindi tantov ale almeno essere certo di risparmiare un poco di commissioni, che nel lungo termine sono un sacco di soldi, che pagare di più senza avere la certezza di averne un beneficio concreto in futuro.

QUANDO CI ADEGUEREMO?

La domanda è quindi questa? quanti anni ci metteremo in Italia ad adeguarci ai cambiamenti che permettono le tecnologie digitali per adattarsi ai cambiamenti del mercato e alle esigenze dei clienti?

Una cosa è certa, il modello di business basato sulle reti piramidali di distribuzione dovrà cambiare perché ha dei costi troppo elevati per l’industria del risparmio gestito, quindi quello di Vanguard è un modello che non si può ignorare ma che va preso in seria considerazione.

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