L’inflazione continua a non preoccupare. Per ora

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di Finanza Operativa 16 Maggio 2017 | 10:30

A cura di Deutsche AM

L’inflazione è di nuovo nel mirino delle banche centrali in varie nazioni emergenti e sviluppate. Ma riforme strutturali e politiche restano più importanti – e più difficili da realizzare.

La Gran Bretagna e la Francia dimostrano l’atteggiamento rilassato verso l’inflazione. La Bank of England (BoE) ha rialzato la propria previsione per l’inflazione nel 2017, causata in gran parte dall’effetto della Sterlina debole. La Banca prevede inoltre che pressioni domestiche potrebbero provocare un rincaro dei prezzi ulteriore a fine 2019, ma allo stesso tempo ha sottolineato che non cercherà di far apprezzare la Sterlina mediante rialzi dei tassi d’interesse per frenare l’inflazione – il costo in termini di disoccupazione e freno agli investimenti sarebbe troppo alto. La Banca si è accorta che prendere posizione sull’effetto previsto della Brexit è politicamente controverso, ma stimiamo che la Brexit sarà al centro delle sue riflessioni. Il nuovo presidente della Francia Emmanuel Macron sarà focalizzato sulle riforme strutturali. La reazione alquanto ambivalente dei mercati alla sua elezione sembra volerci dire che vincere un’elezione è una cosa, ma riformare l’economia francese è un’altra. Tuttavia, la ripresa economica dovrebbe giovare a Macron. Se dovesse riuscire ad attuare le riforme del mercato del lavoro e del settore pubblico, la Francia   ne trarrebbe un notevole beneficio economico.

Diverse banche centrali in Asia ed in Australia sono consapevoli dell’inflazione, ma non si affrettano a prendere misure in merito. Le banche centrali della Nuova Zelanda e della Malesia hanno lasciato i tassi d’interesse immutati. Altre banche centrali che l’anno scorso hanno tagliato i tassi in modo aggressivo, come la Reserve Bank of India (RBI), sono passate ad un’inclinazione più neutra. D’altronde, le condizioni macroeconomiche in via di miglioramento e l’aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti restano fattori da prendere in considerazione. Ma riteniamo che i rialzi dei tassi avverranno piuttosto nel 2018 che nel 2017, e le economie maggiori come la Cina ed il Giappone non mostrano alcuna fretta a passare ad un regime monetario ristrettivo.

Negli Stati Uniti l’indicatore preferito della Federal Reserve Bank (Fed) per misurare l’inflazione, la spesa al consumo, è calato a marzo, anche se si escludono le spese per l’energia e gli alimentari, che ad aprile hanno fatto incrementare i prezzi alla produzione.

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