Beyond bull and bears: perchè aspettarsi un ritorno alla normalità

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di Finanza Operativa 18 Maggio 2017 | 12:00

a cura di John Beck Director of Fixed Income Franklin Templeton Fixed Income Group

Fa parte della natura umana presumere che, poiché il 2016 è stato un anno di shock politici, il 2017 abbia un andamento identico. E quello sembra essere il presupposto su cui si sono mossi i mercati finanziari nel primo semestre dell’anno, con il risultato che i cosiddetti asset esenti da rischi sono scambiati a valori che riteniamo irrealistici.

Come appassionato di storia e filosofia, ritengo che la risposta dei mercati finanziari agli eventi del 2016 sia un classico comportamento hegeliano: le ipotesi iniziali si sono dimostrate così sbagliate che il consensus si è immediatamente portato all’estremo opposto.

All’inizio del 2016, pochi osservatori attribuivano molto credito alla possibilità di un voto britannico favorevole all’uscita dall’Unione Europea (UE) o ad un possibile trionfo di Donald Trump nelle elezioni presidenziali americane. Ma quando tali eventi si sono realizzati, la reazione è stata quella di presumere che ogni successiva eventualità populista si sarebbe concretizzata, indipendentemente dal suo grado di probabilità. Tale atteggiamento ha portato gli asset esenti da rischi, come per esempio i titoli di stato core, ad essere scambiati ad un premio significativo.

In effetti la dialettica hegeliana, che si rispecchia in questo comportamento, implica anche l’esistenza di un compromesso finale tra i due estremi. Questa è sostanzialmente la mia interpretazione delle prospettive per il 2017, che spiega perché la mia visione delle valutazioni dei cosiddetti asset esenti da rischi è diventata più scettica.

 Paranoia per le elezioni olandesi

In un quadro dominato dalla paranoia dei mercati e dei media nell’imminenza delle elezioni olandesi a marzo, abbiamo osservato un allargamento degli spread dei titoli di stato europei, alimentato in parte dai lunghi servizi dedicati dai media alla possibilità che il politico di estrema destra Geert Wilders potesse in effetti vincere le elezioni. In realtà, tale probabilità era minima, dati i meccanismi del sistema elettorale olandese.

Analogamente, non ci si deve assolutamente sorprendere del fatto che Marine Le Pen sia giunta al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Ma anche in quel caso, la probabilità di una sua vittoria era trascurabile.

Qualora avesse vinto, sarebbe stato estremamente improbabile per lei conquistare all’Assemblea Nazionale un numero di voti sufficienti ad attuare il suo programma populista.

 Elezioni tedesche

Per quanto riguarda la parte restante dell’anno, vari commentatori si stanno agitando per le potenziali turbative causate da un esito imprevisto delle prossime elezioni generali tedesche.

A nostro giudizio, il risultato, qualunque esso sia, non è tuttavia destinato a modificare il fondamentale stile politico tedesco basato sul consenso e favorevole all’Europa. E non cambierebbero i fondamentali dell’impostazione futura di governo dell’Europa.

Di conseguenza, la tesi che gli investitori debbano limitarsi agli asset esenti da rischi perché il mondo è in procinto di adottare una serie di politiche fiscali e monetarie radicali o perché siamo dinanzi alla prospettiva di una dissoluzione dell’UE, mi sembra pretestuosa.

 Il problema reale è la crescita

Il problema reale è che il supporto a politici populisti come Wilders e Le Pen sottolinea il fatto che la crescita non è forte come dovrebbe essere. Esiste un bacino populista di elettori affrancati dalla politica pronti a votare per tali candidati di estrema destra per porre termine allo status quo.

Sono convinto che il superamento di questo senso di delusione non dovrebbe essere una questione soltanto politica, ma anche economica.

Ed i segnali sono positivi. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al rialzo la stima di crescita globale, mentre gli ultimi dati indicano che nell’Eurozona la crescita nel primo trimestre del 2017 è stata dello 0,5%, superando quella negli Stati Uniti[2].

A questo punto, quali conclusioni trarre? A nostro avviso, la Federal Reserve (Fed) continuerà probabilmente ad aumentare i tassi d’interesse. Sebbene il dato di crescita europea probabilmente “abbellisca” leggermente il quadro reale, riteniamo che il miglioramento della traiettoria sia un segnale positivo.

In questo contesto, riteniamo che il recente rendimento intorno allo 0,3% dei titoli di stato tedeschi decennali sia decisamente ragionevole, pur scontando le incertezze sulle trattative per la Brexit ed altre elezioni europee.

 Maggiore stabilità in primo piano

Gli asset esenti da rischi scontano parossismi politici e comunque osserviamo gradi di stabilità di gran lunga maggiori rispetto a quanto previsto da alcuni commentatori. Ci attendiamo pertanto un cambiamento nei prezzi relativi.

Ciò non equivale a dire che pensiamo che siano tutti rose e fiori. Continuiamo a temere che in assenza di un miglioramento della crescita economica, dell’occupazione e di un generale benessere nei prossimi tre-quattro anni, sia possibile una svolta nelle sorti di personaggi populisti come Marine Le Pen.

Nel frattempo auspichiamo un ritorno allo status quo politico, sulla cui scia ci attendiamo un’attenuazione degli shock, un calo delle valutazioni degli asset esenti da rischi e la riaffermazione dell’economia.

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