Morningstar: la Cina non supera la prova di sostenibilità

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di Finanza Operativa 29 Maggio 2017 | 19:00

A cura di Morningstar

La Cina è bocciata in sostenibilità. Secondo l’ultimo Morningstar Sustainability Atlas, l’indice azionario di Shanghai si colloca agli ultimi posti a livello mondiale. In un documento dal titolo “Bridging the gaps: effectively addressing ESG risks in emerging markets”, il team di ricerca di Sustainalytics esamina i diversi paesi in via di sviluppo e spiega perché l’ex celeste impero è indietro dal punto di vista dell’attenzione ai fattori ambientali, sociali e di governance.

I punti deboli della Cina
Non sorprende che l’espansione economica e la rapida crescita demografica abbiano contribuito all’aumento dell’inquinamento. Infatti, la ricerca a livello di singole aziende mostra che quelle cinesi hanno il più basso punteggio ambientale tra le emergenti.

Sul fronte sociale, il paese è carente negli standard lavorativi. Di conseguenza, gli incidenti sul lavoro sono più frequenti rispetto agli altri Bric (acronimo di Brasile, Russia, India e Cina). Ad esempio, Foxconn Technology, il più grande produttore al mondo di componenti elettroniche, che ha tra i suoi clienti Apple, Hewlett-Packard e Dell, ha sofferto danni di reputazione dopo le morti e i tentativi di suicidio nei suoi stabilimenti in Cina. Questo ha avuto conseguenze sul prezzo del titolo.

In tema di corporate governance, la scarsa trasparenza finanziaria ed operativa delle aziende rende difficile per gli investitori stranieri comprendere il rischio. Inoltre, la maggior parte delle società è partecipata dallo stato ed è quindi soggetta ai conflitti tra gli interessi del governo e quelli degli azionisti di minoranza.

Portafogli leggeri di Cina
La Cina, dunque, è sottopesata nei fondi attivi e passivi specializzati in mercati emergenti con un mandato socialmente responsabile. Tra gli Etf (Exchange traded fund) sono, invece, in sovrappeso India, Sud Africa e Taiwan rispetto all’Msci Emerging markets index.

Per i fondi attivi, lo squilibrio è meno evidente. Dei 635 comparti emerging market domiciliati in Europa, 35 hanno un mandato sostenibile e mostrano una minore esposizione alla Cina e una maggiore a India e Sud Africa rispetto al benchmark. Tuttavia, le differenze sono meno pronunciate rispetto agli Etf.

Non solo SRI
Infine, è interessante notare come i comparti Azionari emergenti coperti da Analyst rating abbiano un punteggio di sostenibilità medio superiore rispetto a quelli con esplicito mandato SRI. La ragione va sicuramente cercata nell’allocazione geografica, però mostra come gli investitori interessati ai temi ambientali, sociali e di governance debbano guardare anche al di fuori dei fondi dichiaratamente responsabili.

Tra i fondi socialmente responsabili, con cinque globi e Analyst rating positivo figurano Stewart Investors Global emerging markets (Silver) e Stewart Investors Global emerging markets leaders (Bronze). Tra quelli “tradizionali” ha il più alto Sustainability rating Aberdeen Emerging markets equity (Silver). Tutti hanno in comune in forte sottopeso della Cina e sovrappeso di India e Sud Africa.

Il compromesso
In conclusione, gli investitori socialmente responsabili interessati ai mercati in via di sviluppo devono trovare un compromesso tra l’esposizione ai rischi ambientali, sociali e di governance e l’esposizione alla Cina. Sottopesare in modo significativo la seconda più grande economia mondiale è un rischio che chi ha un portafoglio globale deve considerare seriamente. E’ auspicabile che le aziende dell’ex celeste impero migliorino le loro pratiche ESG, ma per il momento una scelta nell’una o nell’altra direzione deve essere fatta.

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