La Fed interverrà sui tassi, ma con un approccio prudente

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di Finanza Operativa 14 Giugno 2017 | 14:30
Anna Stupnytska, Global Economist di Fidelity International: “A mio avviso, il rialzo che la Fed opererà a giugno sarà l’ultimo per il 2017. Quest’anno le condizioni finanziarie accomodanti hanno reso la banca centrale americana più audace, ma l’economia evidentemente non ha collaborato. La debolezza dei consumi sta diventando più manifesta dal momento che emergono fattori contrari legati alla crescita negativa dei salari in termini reali, a cui si aggiungono la minore accessibilità dei prezzi delle abitazioni e standard creditizi più restrittivi. Malgrado gli investimenti stiano finalmente aumentando dopo aver rappresentato un freno per la crescita in molteplici trimestri, la stagnazione dei consumi non è stata controbilanciata.
Nel contempo, fatta eccezione per il rialzo dei prezzi delle materie prime, le prospettive inflazionistiche rimangono anemiche. L’inflazione core si appresta a registrare una modesta accelerazione nei mesi a venire ma è improbabile che questo rappresenti una fonte di preoccupazione per la Fed. Un inasprimento del mercato del lavoro potrebbe infine esercitare una pressione al rialzo sulla crescita salariale, ma l’inclinazione relativamente piatta della curva di Phillips in questa fase del ciclo suggerisce che l’accelerazione sarà molto graduale.
È difficile prevedere cosa possa innescare un rimbalzo significativo della crescita USA rispetto ai livelli attualmente modesti. Considerando l’alto grado di incertezza che circonda l’agenda di Trump in materia di politica interna, le prospettive di una riforma fiscale e di un aumento della spesa infrastrutturale si sono per il momento indebolite”.
Andrea Iannelli, Investment Director obbligazionario di Fidelity International: “Per i Treasury USA, maggio è stato un altro mese di rendimenti positivi, supportati dalle incertezze inerenti la tipologia e le tempistiche di un’eventuale riforma fiscale negli USA. Agli attuali livelli, il “Trump trade” è probabilmente visto con una maggior dose di scetticismo dagli investitori. Nonostante la normalizzazione delle valutazioni e del posizionamento di mercato avvenuta negli ultimi due mesi, riteniamo che la duration statunitense sia ancora interessante per gli investitori.

Le pressioni inflazionistiche si sono infatti in parte allentate, anche se la recente estensione dei tagli alla produzione dell’OPEC potrebbe offrire un certo sostegno ai prezzi delle materie prime nel breve periodo.

La Federal Reserve ricomincerà probabilmente a intervenire sui tassi nella riunione di giugno, dove dovrebbe fornire anche ulteriori indicazioni rispetto alla riduzione del bilancio. Ciò non dovrebbe incidere però in misura significativa sui Treasury USA e visto il contesto complessivo riteniamo che la Federal Reserve propenderà per un approccio molto prudente in modo da evitare un altro “Taper tantrum”.
Pertanto mantenere un posizionamento costruttivo sulla duration, ed in particolare negli Stati Uniti, in questo scenario può contribuire a sostenere i rendimenti e altresì aumentare la decorrelazione delle obbligazioni rispetto al mercato azionario, in un contesto in cui non vi sono le condizioni affinché il FOMC adotti un approccio aggressivo nell’implementazione di politiche monetarie restrittive”.

 

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