Europa e Giappone in forte ascesa

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di Finanza Operativa 15 Giugno 2017 | 12:00

A cura di Adrien Pichoud, Chief Economist, Syz Am
Sotto la superficie di un’economia in costante espansione, negli ultimi trimestri si è registrato un andamento sorprendente e in certa misura inaspettato: l’Europa ha superato gli Stati Uniti in termini di crescita del PIL, tanto che ora presenta persino un momentum più ciclico rispetto alla maggior parte delle economie emergenti. Che inversione di tendenza! Solo qualche anno fa, il susseguirsi di crisi nelle economie periferiche, i timori di disfacimento dell’euro e una recessione sull’intero territorio europeo hanno reso l’eurozona il brutto (e senza speranza) anatroccolo di un’economia globale.
Se la ripresa dell’Europa avanza in sordina, si trova improvvisamente sotto i riflettori poiché il rischio politico a breve termine è scomparso dopo le elezioni francesi e l’economia statunitense sta perdendo slancio, contrariamente alla maggior parte delle aspettative alimentate dalla Trumponomics. L’essere diventata il fiore all’occhiello dell’economia globale implica che l’attenzione si sposterà probabilmente verso la normalizzazione della politica monetaria e il potenziale rischio di rialzo per la valuta, due fattori che in definitiva potrebbero tradursi in ostacoli per l’attuale dinamica, come si è verificato negli Stati Uniti a partire dal 2014.
Tuttavia, la forte dinamica economica in atto sembra destinata a perdurare, perlomeno fino alla fine dell’anno in Europa, uno sviluppo auspicabile per l’economia globale in un momento in cui la crescita statunitense delude e la Cina fatica a riequilibrare il suo modello economico.

Crescita. La vasta maggioranza dell’economia globale continua a registrare una crescita positiva del PIL. All’interno delle maggiori economie, ora l’eurozona spicca nettamente, sia in termini di tasso di espansione che di dinamica, mentre gli Stati Uniti e la Cina devono fare i conti con un indebolimento nella loro dinamica di crescita. Il Vecchio continente e il Giappone sono attualmente le uniche grandi aree economiche a crescere in misura  superiore al loro potenziale di lungo termine.

Inflazione. Dai dati di aprile in avanti, i tassi d’inflazione non sono più stati distorti in modo significativo dagli effetti di base correlati al petrolio. Ne deriva che nelle economie avanzate l’inflazione sia tornata in un quadro “noioso” basso ma positivo. Nelle economie dei mercati emergenti, la stabilizzazione della valuta e politiche monetarie restrittive  contribuiscono a contenere e persino a invertire le dinamiche di inflazione.
Posizione della politica monetaria. Nell’attuale contesto, è probabile che l’attenzione si sposterà maggiormente verso la BCE che non verso la Fed per la normalizzazione della politica monetaria nella seconda metà dell’anno. Tuttavia, la posizione generale delle politiche monetarie favorevoli nei paesi sviluppati, resa necessaria dalla combinazione di inflazione debole e indebitamento elevato, è destinata a essere confermata.
Economie avanzate. La situazione economica statunitense non si è granché chiarita nelle ultime settimane. Da un lato, i consumi rimangono deboli, pesando considerevolmente sulla crescita del PIL per il primo trimestre; l’inflazione non mostra alcun segnale di  accelerazione, neppure a livello di salari; la divergenza tra i sondaggi sulla fiducia e gli hard data permane invariata; e si osserva un rallentamento della crescita del credito. Dall’altro lato, investimenti delle imprese riprendono a crescere, l’attività industriale è in miglioramento e il tasso di disoccupazione continua a calare, fino a tornare al suo livello pre-crisi. In uno scenario così contrastante, la Fed sembra orientata verso un incremento in giugno, rivedendo pertanto le previsioni. Il fattore X è rappresentato da Donald Trump: la sua abilità o meno di mantenere le sue ampie promesse fiscali sarà fondamentale per stimolare l’attuale crescita modesta verso una tendenza più dinamica o avanzare verso il suo rallentamento di fine ciclo…
In Europa, la spettacolare ascesa di dati solidi e superiori alle aspettative continua in una fase in cui le dinamiche di metà ciclo sono in piena attività. Germania e Spagna tracciano la rotta ma l’eurozona nel complesso gode di condizioni economiche estremamente favorevoli, come testimonia la crescita del PIL annualizzata del 2,0% registrata nel primo trimestre, più rapida che negli Stati Uniti come avvenuto nel 2016. Tutti i sondaggi indicano che  attualmente il Vecchio continente è l’esempio più dinamico dell’economia globale. La BCE dovrà essere molto cauta quando rilascerà dichiarazioni in merito alla graduale   normalizzazione della politica monetaria se non intende minare la ripresa europea.
Il Giappone è un’altra area in cui la crescita è positiva e superiore al potenziale, ma la dinamica è meno sorprendente rispetto all’Europa e l’inflazione è scivolata nuovamente in territorio negativo, a indicare che le forze deflazionistiche non sono ancora state eliminate.
Economie emergenti. I paesi emergenti registrano un’espansione senza una chiara dinamica di crescita. La stretta delle condizioni di finanziamento del mercato in Cina ha  causato un moderato rallentamento degli indicatori di crescita, senza minacciare lo scenario di una crescita stabile di circa il 6,5% fino alla fine dell’anno. In Turchia, l’inasprimento della politica monetaria post-referendum potrebbe coincidere con il picco dell’inflazione. In Brasile, resta da vedere se l’ultimo sviluppo politico avrà il potenziale per far deragliare la  graduale ma positiva tendenza di ripresa.

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