L’Europa è il posto giusto dove investire?

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 15 Giugno 2017 | 15:00
Di Tim Stevenson, Director of European Equities di Janus Henderson Investors
Oggi come oggi, i titoli azionari europei sembrano adatti sotto molteplici aspetti. Le economie sono in ripresa – il primo trimestre 2017 ha mostrato ancora una volta che la crescita europea segue un ritmo più sostenuto rispetto a quella degli Stati Uniti dopo avere sorpassato la prima economia mondiale nel 2016. Le valutazioni non sono eccessive, sia rispetto alla storia della regione sia se paragonate al mercato azionario statunitense. Come praticamente qualsiasi cosa, le azioni europee appaiono più allettanti rispetto alle obbligazioni. Forse l’ultimo tassello che ancora mancava per completare il quadro delle opportunità in Europa era la crescita degli utili ma, finalmente, sembra che anche su questo fronte l’Europa sia ormai vicina a tornare in prima linea.
Un’eccezione più che la regola La maggior parte di quanto appena descritto è evidente da alcuni mesi e giustifica, in parte, il miglioramento dei risultati europei nell’ultimo anno a questa parte. L’euro inoltre si è rafforzato contro il dollaro, passando da 1,05 all’inizio del 2017 a 1,12, nel momento in cui si scrive. La politica sembra avere ritrovato una certa stabilità, dopo le sorprese che ci ha riservato lo scorso anno in merito al voto sulla Brexit  e all’elezione di Trump. Forse, la mia osservazione di inizio 2017, quando dissi che “entro la fine del 2017, il voto populista negli Stati Uniti e nel Regno Unito si rivelerà essere un’eccezione piuttosto che la regola” sembra più profetica che mai.

Ora che lo scenario politico appare più stabile, accantonando per un attimo il tragico epilogo a cui potrebbe condurre la Brexit, quando può invece durare la ripresa degli interessi in Europa? A rappresentare una minaccia vi è il passaggio graduale della Banca centrale europea verso il tapering, vale a dire il ridimensionamento del programma di acquisto di titoli della BCE. Tuttavia è chiaro che si tratterà di un processo estremamente lento. In Europa la ripresa economica è ancora alquanto lenta e, fatta eccezione per il Regno Unito, l’inflazione è ancora ben al di sotto dell’obiettivo fissato dalla BCE di un’inflazione “sotto, ma vicino” al 2%. Allo stesso tempo, è necessario scongiurare l’effetto avverso dei tassi d’interesse negativi.
Cosa potrebbe fare deragliare il mercato? Scrivendo prima di conoscere l’esito delle elezioni politiche, il Regno Unito continua ad essere un’eccezione rispetto a uno scenario relativamente roseo nel resto dell’Europa. La Brexit procede, a seguito dell’invocazione del famigerato articolo 50, tuttavia il voto politico ha rappresentato un’altra distrazione. Il Regno Unito è ancora lungi dal conoscere che tipo di Brexit sia auspicabile o, ancor più probabile, che tipo di Brexit sia economicamente praticabile. Una volta che la situazione debitoria, demografica e la debolezza valutaria diventeranno palesi, ho il sospetto che il mercato britannico si porrà in una posizione ancora più ostile rispetto agli altri mercati europei.

Beneficiari sul piano dei titoli Nel resto dell’Europa, le economie sembrano ben posizionate, e ho il presentimento che gli sgravi fiscali incentiveranno ancora di più la spesa in conto capitale e gli investimenti, ancora una volta, non nel Regno Unito. In questo contesto, i nomi legati agli investimenti in capitale, come Siemens, Legrand e Atlas Copco dovrebbero continuare a registrare risultati positivi. Le maison del lusso e le case automobilistiche, molte delle quali finora, nel 2017, hanno performato positivamente, è probabile che inizino ad avere alcune difficoltà, a causa dell’affievolimento della domanda dei consumatori. Anche i finanziari sinora hanno registrato risultati ambivalenti, parallelamente alla sottoperformance delle assicurazioni rispetto alle banche. Sembrerebbe un’anomalia, data la straordinaria importanza che rivestono i risparmi a lungo termine nell’ottica del pensionamento.
Sarebbe estremamente auspicabile se i mercati europei attraversassero, come ci auguriamo, un’estate tranquilla, senza batoste, come quella della Brexit, con cui fare i conti. Tutto sembra puntare a un miglioramento delle contrattazioni sui mercati europei rispetto ai livelli attuali entro la fine del 2017.

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