Banche centrali di nuovo al centro della scena

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 21 Giugno 2017 | 17:00

A cura di Wings Partners Sim

Malgrado l’estate inizi ufficialmente solo oggi, sia le condizioni meteo che l’andamento dei mercati suggerirebbero già una fase avanzata della stagione. In assenza di dati macro particolarmente rilevanti, la narrativa sui mercati valutari (e di riflesso sull’oro sempre legato a doppio filo con le evoluzioni di tassi e dollaro USA) sembra gradualmente tornare ad incentrarsi sul comportamento delle banche centrali, con una FED che ha dimostrato in queste ultime tornate, sia nei fatti che nelle parole (con commenti particolarmente restrittivi da parte dei suoi portavoce di spicco nelle ore passate) di volersi saldamente attenere alla tabella di marcia monetaria delineata ad inizio anno con anche un accenno, seppure ancora in fase embrionale, ad un piano di riduzione del bilancio della FED, cosa che alla luce delle cifre in gioco (c.a. 4 trilioni di usd) non potrà non avere riflessi restrittivi nella dinamica di offerta della moneta.

Istanze restrittive anche in Inghilterra, alle prese con l’inaugurazione dei colloqui sulla Brexit, con l’ultima riunione della BoE che ha registrato una inconsueta spaccatura all’interno del Board (decisione di non variare i tassi presa con maggioranza di 5-3).

Dall’altro lato abbiamo invece una BoJ sempre ferma sulle sue posizioni, ed un prolungato quanto a questo punto inquietante silenzio da parte della BCE sulle manovre che dovrebbero accompagnare la fine del QE, programmata per gennaio 2018; con soli 6 mesi a disposizione ed alla luce della sensibilità dei mercati, ci si sarebbe aspettati che la fase preparatoria avesse già avuto inizio (ricordo che la FED anticipò di circa un anno ai mercati la dinamica del futuro Tapering), ed invece registriamo solo silenzi con appena quattro riunioni utili della Banca Centrale che ci separano da fine anno.

La dicotomia comportamentale delle banche centrali si riflette solo in maniera accennata sui mercati valutari, con il dollaro che recupera si qualche posizione rispetto ai minimi post elezioni francesi ma senza innestare quell’allungo sotto quota 1,11 contro euro che darebbe al rimbalzo tecnico una dimensione più concreta; stesso discorso per la sterlina che al momento sembra risentire più delle incertezze legate alla Brexit ed alla tenuta del governo May rispetto ai segnali lanciati dalla Banca Centrale del Regno Unito.

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