Banche venete, buona opportunità per il settore europeo

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di Finanza Operativa 27 Giugno 2017 | 13:00

a cura di Marzotto Sim

La lunga vicenda relativa alla risoluzione delle crisi finanziarie di veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza ha accompagnato gli investitori durante tutto il primo semestre. Si è passati attraverso molte ipotesi, bail in, ricapitalizzazione precauzionale, autorizzazioni europee e confronti internazionali volti ad interpretare laneo legge di risoluzione delle crisi bancarie.

Quando nel mese di Aprile la ECB ha dichiarato i due istituti solvibili ed in grado di generare profitti nel medio lungo periodo (condizione necessaria per far rientrare tra le ipotesi un aiuto statale) i giochi sembravano fatti. Successivamente, una più attenta valutazione dei NPL, ha reso necessario su suggerimento della ECB un ulteriore miliardo e su questo dato il processo si è nuovamente fermato.

Durante tutto il periodo le obbligazioni dei due istituti sono stati protagonisti di fortissima volatilità e le reazioni ad ogni notizia sono state molto brusche. Finalmente, dopo che venerdì scorso l’ECB ha segnalato i due istituti come “in fallimento o probabile fallimento”, il governo italiano ha raggiunto un accordo molto generoso con Intesa Sanpaolo per l’acquisizione delle due banche venete, avviando così la procedura di liquidazione ordinata.

Il decreto approvato domenica dal governo, raccoglie i non-performing asset delle banche venete in una “bad bank”, e vende i restanti ad Intesa al prezzo simbolico di 1 euro, garantendo inoltre alla banca il mantenimento dei capital ratios attraverso un esborso di 5.2 miliardi. Inoltre, lo stato italiano stanzia 12 miliardi a garanzia degli asset acquisiti da Intesa.

L’operazione di liquidazione viene effettuata in un regime di burden sharing, proteggendo anche gli obbligazionisti senior – come si vede anche dal +20% del Sr Unsecured con scadenza 2020 del Banco Popolare di Vicenza. Per i titoli subordinati acquistati dagli investitori retail, invece, è prevista una protezione fino all’80% del valore, con Intesa pronta a coprire il restante 20%. Mentre non è previsto alcun rimborso per gli investitori istituzionali che detengono titoli subordinati.

E’ importante notare, comunque, che il decreto deve essere ancora convertito in legge dal parlamento. Qualora il decreto non sia convertito, oppure risulti essere più oneroso per Intesa a seguito di modifiche del testo, l’operazione di liquidazione fallirebbe. Questo scenario, però, resta poco probabile, data l’importanza del decreto e la mancanza di alternative valide.

Nel complesso, la liquidazione ordinata delle due banche venete ridurrebbe l’incertezza nel settore bancario italiano ed europeo. Di conseguenza, in luce anche di una lieve ripresa economica, il settore bancario europeo (considerando inoltre il salvataggio di Banco Popular) potrebbe presentare un’ottima opportunità di entrata.

Infine, l’operazione sembra essere molto favorevole per Intesa Sanpaolo, che, essendo praticamente l’unica bidder, è riuscita ad ottenere delle condizioni molto generose.

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