Il pelìde Achille

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di Finanza Operativa 29 Giugno 2017 | 15:00

A cura di Aqa-Capital.com

La corazza al petto poscia si mise del veloce Achille screzïata di stelle. Indi la spada di bei chiovi d’argento aspra e lucente dall’omero sospese. Indi lo scudo saldo e grande imbracciò: la valorosa fronte nell’elmo imprigionò, su cui d’equine chiome orrendamente ondeggia una cresta. Alfin prese, atte al suo pugno, valide lance; ed unica d’Achille l’asta non prese, immensa, grave e salda cui nullo palleggiar Greco potea, tranne il braccio achillèo: massiccia antenna sulle cime del Pèlio un dì recisa dal buon Chirone, ed a Pelèo donata, perché fosse in sua man strage d’eroi.
… Nell’auree sale dell’Olimpo accolti / intorno a Giove si sedean gli Dei a consulta. Fra lor la veneranda Ebe versava le nettaree spume, e quelli a gara con alterni inviti l’auree tazze vôtavano mirando la troiana città… ma l’alto affar non è compiuto, a noi tocca il condurlo,  e statuir se guerra fra le due genti rinnovar si debba od in pace comporle. Ove la pace tutti appaghi gli Dei… tratto Dal libro Decimosesto dell’Iliade, Omero.

La figura di Achille è tra le più antiche della mitologia greca, figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia e della nereide Teti. Zeus e Poseidone si erano contesi la mano di Teti fino a quando Prometeo (o, secondo altre fonti, Temi) profetizzò che la ninfa avrebbe generato un figlio più potente del padre. Per questo motivo essi dovettero rinunciare alle loro pretese e costrinsero Teti a sposare Peleo, giustamente convinti che il figlio di un mortale non avrebbe costituito una minaccia. La madre Teti, per rendere il figlio invulnerabile, lo immerse nel fiume Stige, tenendolo per un tallone, unico punto debole.

L’enorme liquidità in cui Fed, Bce, Banca del Giappone e della Cina hanno immerso i mercati li ha resi invulnerabili. Le economie delle due sponde dell’Atlantico, corrono. Il tallone d’Achille in Europa, il debito pubblico dei Paesi periferici e la loro crescita, è al riparo dietro lo scudo della Bce. La Grecia ha raggiunto un accordo per sbloccare 8,5 miliardi dal piano internazionale di salvataggio. Moody’s ha promosso il giudizio di Atene. Meno timori per l’Italia anche secondo il Fmi, ottimista su una ripresa, con lo spread che si mantiene sulla soglia dei 200 punti base. Secondo quanto riportato da El Mundo, l’agenzia S&P starebbe valutando un miglioramento del rating spagnolo ad A- da BBB+. Sullo sfondo la lunga fase di normalizzazione dei tassi è comincita e inesorabile segue il suo destino, o come dicevano i Greci, il fato.

Ma questo oggi non spaventa più di tanto. L’Italia sblocca 17 miliardi di euro per il salvataggio delle Banche venete con il benestare della Bce e l’intervento del primo istituto finanziario del Paese, Intesa SanPaolo. Certo ha usato soldi pubblici come, a poche ore della risoluzione, si è sentito in dovere di far notare il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble: “meglio far uscire dal mercato le banche non redditizie piuttosto che tenerle in vita attraverso una ricapitalizzazione precauzionale”.
Ci sentiamo in dovere di far notare che la Germania ha speso 238 miliardi di soldi pubblici per aiutare le proprie banche. Stessa ricetta anche in Usa e Inghilterra. Ma la cosa più importante è che il tallone di Achille del sistema bancario italiano va verso una soluzione anche per Monte dei Paschi. Anche in Spagna, a Madrid, hanno trovato una soluzione (senza toccare le tasche dei contribuenti) per salvare il Banco Popular, non c’è voluto l’intervento degli dèi, ma si è evitato il bail in. Banco Santader ha messo sul piatto 7 miliardi, raccolti con un aumento di capitale.
L’Iliade narra le battaglia dei Greci contro Troia e le gesta dei suoi eroi Achille contro Ettore, dove gli dèi non sono superpartes ma organizzano sotterfugi, per portare i due popoli alla guerra.
Certo i mercati sono nervosi, con gli indici che saltellano tra massimi storici prendendo qualche buca. Ma esprimono tutta la loro forza.
Mario Draghi, non toglierà l’armatura né deporrà le lance della Bce troppo in fretta. Nel suo intervento in Portogallo, il presidente della Bce, ha affermato che la ripresa economica nella zona euro, si sta rafforzando, anche se non è ancora arrivato il momento di ridurre gli stimoli monetari.  L’arma segreta di Draghi, il suo cavallo di Troia, è la debolezza del greggio che mantiene sotto controllo l’inflazione. Ne pagano le conseguenze il rublo e i Paesi oil dipendenti. Proseguono, intanto, le scaramucce tra euro e dollaro, con la valuta europea ai massimi da 11 mesi sul biglietto verde.  Se il Vecchio Continente è forte grazie agli indici macro, in Germania sopra le attese, soprattutto sul fronte della fiducia dall’altra parte dell’Atlantico il tallone d’Achille degli Usa, sta diventato lo stesso presidente Donald Trump. Il Fondo Monetario Internazionale ha bocciato la sua ricetta economica e tagliato le stime di crescita 2017-2018 che rimane comunque forte, sopra il 2%. Nessun timore, l’economia Usa è molto più pragmatica delle gesta del suo presidente.
I mercati corrono, l’Europa si rafforza, la normalizzazione dei tassi è predestinata. Nonostante la forza dei listini, non dobbiamo cadere in quello che i greci definivano il peggiore peccato di sempre: l’hybris, l’atteggiamento di somma tracotanza con cui i mortali, nella loro follia, si opponevano agli dèi. Nei portafogli la cautela è lecita, soprattutto nel legame azioni e bond, d’altronde a muovere tutte le pedine sono ancora gli dèi delle Banche centrali.
 
 

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