Cina, il “bond connect”

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di Finanza Operativa 4 Luglio 2017 | 19:00

Di seguito due commenti sul cosiddetto schema “bond connect“, che apre il mercato obbligazionario cinese da 9mila miliardi di dollari agli investitori internazionali.
Carl Shepherd, Fixed Income Portfolio Manager di Newton (BNY Mellon IM)
A prescindere dall’attuazione dello schema Bond Connect, la Cina rappresenta un mercato obbligazionario molto più piccolo di quanto suggerirebbe il suo ruolo come seconda più grande economia al mondo. Un accesso più ampio agli investitori internazionali sembrava da tempo inevitabile, e determinerà maggiori volumi di scambi che a loro volta miglioreranno la liquidità sia delle obbligazioni cinesi sia della valuta locale.
Gli analisti hanno spesso criticato l’opacità di alcuni metodi di finanziamento e dei processi decisionali delle aziende cinesi. Possiamo ora aspettarci che l’apertura del mercato determini una maggiore responsabilità in capo agli emittenti obbligazionari cinesi. Se così non fosse, gli investitori non tarderebbero ad accorgersene, con ricadute sotto forma di picchi di rendimenti o deflussi significativi dall’asset class, tali da riflettere una percezione dei rischi reali del mercato – inclusi quelli non riportati nelle comunicazioni ufficiali del governo.
Riteniamo che il Bond Connect rappresenti un progresso naturale nella transizione dalla vecchia economia guidata dagli investimenti e dagli ordini ufficiali verso un modello maggiormente basato sulle decisioni dei consumatori.
Claudia Calich, gestore del fondo M&G Emerging Markets Bond
Il cosiddetto Bond Connect Cina-Hong Kong rappresenta un ulteriore passo in avanti nel cammino intrapreso dalla Cina verso l’apertura del proprio mercato obbligazionario agli investitori esteri. Il Bond Connect avrà alcuni vantaggi operativi rispetto agli investimenti diretti onshore, visto che per gli investitori esteri non sarà necessario avere un depositario locale o essere titolari di un conto, essere soggetti a quote o rivelare in anticipo quanto intendono investire.
Considerate le attuali valutazioni, la liquidità e il fatto che si tratta di un mercato nascente, mi aspetto che gli investitori esteri si concentrino inizialmente sui titoli di Stato piuttosto che sulle obbligazioni societarie o le Imprese di Proprietà Statale o State Owned Enterprises. In tal senso, i rating non saranno un fattore determinante per gli investimenti; lo saranno piuttosto le opinioni sulla valuta locale, il Renminbi, sui flussi di capitale in ingresso e in uscita dalla Cina, le politiche monetarie e la possibilità che i titoli governativi denominati in Renminbi vengano inclusi nei principali indici globali.

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