Mercato italiano degli Npl: the place to be

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di Finanza Operativa 5 Luglio 2017 | 15:30

I volumi delle transazioni nel 2017 potrebbero raggiungere e superare quota €60 miliardi, interessando portafogli di bad loans (sofferenze) ma anche altre tipologie di non performing loans tra cui, in particolare, il segmento sempre più attuale degli unlikely to pay (inadempienze probabili). Inoltre stanno arrivando sul mercato portafogli focalizzati su segmenti specifici, tra cui posizioni con sottostanti misti, performing e deteriorati ed iniziative di sviluppo immobiliare. Sono queste le evidenze chiave dell’ultima edizione dello studio di PwC “The Italian NPL Market – The Place To Be”.
Pier Paolo Masenza, Financial Services Deals Leader di PwC commenta: “Il mercato italiano dei NPL è in una fase evolutiva e dinamica, spinta dalla impellente necessità di trovare soluzioni decisive che, da un lato, consentano alle banche di ridurre i volumi di esposizioni deteriorate e dall’altro permettano loro di focalizzarsi sulle priorità strategiche. Le operazioni straordinarie di ristrutturazione cui stiamo assistendo, come le recentissime disposizioni urgenti per la liquidazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, nonché i piani strategici di deleverage aventi ad oggetto i portafogli di NPL delle banche maggiori, confermano il momento topico che sta vivendo il mercato. Situazioni diverse di natura variegata che alla fine, insieme, genereranno quest’anno volumi di transazioni NPL (inclusivi di asset class miste, si veda il peso crescente degli UTP) superiori ai € 60 miliardi”.
I dati 2016. Dopo aver raggiunto il valore record di €341 miliardi a fine 2015, nel corso del 2016 il volume complessivo di NPL ha registrato un significativo decremento, attestandosi a €324 miliardi a fine esercizio. Nonostante questo, resta ancora oggi il livello più alto in Europa.
Nel dettaglio i gross bad loans – circa il 62% del totale NPL – si sono mantenuti stabili nel corso del 2016, attestandosi a fine anno a €200 miliardi, mentre i valori netti ammontano a €87 miliardi, in diminuzione di €2 miliardi rispetto a fine 2015, con il bad loan coverage ratio che migliora di un punto percentuale pari al 56,5% a fine 2016.
I segmenti dei crediti unlikely to pay e past due sono invece diminuiti rispettivamente a €117 miliardi (da €127 miliardi a fine 2015) e €7 miliardi (da €14 miliardi del 2015).
La composizione del portafoglio. Il segmento Corporate e SME continua a rappresentare la maggiore componente dei gross bad loans, con un’incidenza del 73% a fine 2016.
A livello geografico, la maggiore concentrazione dello stock si registra in Lombardia (21,4% del totale, con un gross bad loan ratio del 12,1%) e Lazio (11,6% del totale, con un gross bad loan ratio del 14,5%). Le regioni del Sud Italia registrano i livelli più elevati a livello nazionale di gross bad loan ratio, con il record del 20,2% per la regione Calabria.
La percentuale di crediti ipotecari conferma un solido incremento, dal 36% del 2008 al 48% di fine 2016.
L’outlook per il secondo semestre 2017. Tra gli eventi più significativi del primo semestre 2017 registriamo la cessione da UCI di €17,7 miliardi a due veicoli costituti rispettivamente da Fortress Investment Group e Pimco, con una quota di minoranza mantenuta dall’istituto cedente. Oltre che la cessione di un portafoglio NPL misto garantito/chirografario di €2,5 miliardi da parte di Intesa Sanpaolo al fondo CRC, piuttosto che la cessione di un portafoglio di €750 milioni di Banco BPM ceduto ad Algebris.
L’outlook per il secondo semestre 2017 mostra un panorama molto variegato e dinamico, con volumi complessivi che su base annuale prevediamo raggiungeranno e supereranno quota €60 miliardi grazie ai numerosi portafogli oggi già in fase, più o meno avanzata, di preparazione ed interesse da parte del mercato.
Come disposto dal Decreto emesso dal Governo il 25 giugno, le esposizioni deteriorate di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca (cumulativamente €16,8 miliardi a fine 2016) saranno cedute alla Bad Bank pubblica SGA che provvederà poi alla loro liquidazione. Anche il processo di deleverage delle sofferenze di MPS (€29,4 miliardi a fine 2016) è in corso ed attualmente è stata data esclusiva al Fondo Atlante. Vi è poi lo stock di NPL (€10,3 miliardi) delle “quattro banche” ceduti nel 2015 alla Bad Bank REV, che potrebbero trovare investitori nel mercato già durante questo anno. Banco BPM ha inoltre in fieri la cessione di un portafoglio NPL unsecured di debitori del segmento PMI per un ammontare di €2 miliardi. Infine, anche Carige dovrebbe nel 2017 liquidare parte delle sue esposizioni in sofferenza, attualmente pari a €3,7 miliardi.
Fedele Pascuzzi, Business Recovery Services Leader di PwC osserva: “Le disposizioni del regolatore sono state decisive, si vedano gli enormi impatti organizzativi e di mercato che le linee guida BCE piuttosto che il principio contabile IFRS9, di prossima applicazione, stanno generando tra gli operatori del mercato: banche, investitori e servicers. Questi ultimi sempre più assumeranno un ruolo primario e forniranno un contributo decisivo in relazione all’urgenza di efficientare e normalizzare il fenomeno italiano dei NPL. Da rilevare inoltre il peso assunto dai crediti Unlikely To Pay che, se inferiori alle sofferenze in termini di GBV (€ 117 miliardi vs € 200), hanno ormai raggiunto e superato le sofferenze in termini di NBV (circa € 87 miliardi). Il rinnovato effort industriale nella gestione degli NPL richiesto dal regolatore, insieme al nuovo trend di portare sul mercato anche posizioni UTP, impatteranno significativamente sulla gestione e sui volumi di questa classe di crediti”.

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