Usa, aggregator bank per il piano di salvataggio

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Biagio Campo di Biagio Campo 10 Febbraio 2009 | 09:40
Verrà presentato alle 17.00 ora italiana, il nuovo piano di sostegno al settore bancario. E’ prevista la creazione di un aggregator bank di 500 miliardi, costituita da investimenti privati e parte del fondo Tarp, ma restano ancora da chiarire diversi punti.

Continuano a trapelare indiscrezione sul piano di salvataggio che verrà presentato, dal segretario al tesoro Timothy Geithner, alle 11.00 di Washigton, ovvero le 17.00 ora italiana.
L’ipotesi della bad bank sembra sia stata superata a favore di un aggregator bank, nella quale hedge fund, private equity ma anche assicurazioni private, dovrebbero supportare l’impegno statale. L’aggregator bank dovrebbe rilevare gli asset illiquidi presenti nei bilanci degli istituti, a fronte della garanzia statale; il capitale dell’ente di nuova costituzione dovrebbe aggirarsi attorno ai 500 miliardi di dollari, di cui 350 miliardi già stanziati del piano Tarp.

Restano ancora diversi punti da chiarire, primo fra tutti il valore al quale rilevare gli asset illiquidi ed il vantaggio che il settore privato avrebbe nel prendere parte all’operazione; inoltre la cifra indicata non sembra sufficiente a garantire una definitiva ricapitalizzazione del settore bancario, che necessiterebbe di 1 trilione di dollari.

Non è inoltre chiaro l’ente che avrebbe il controllo dell’aggregator bank. La [a]Federal Deposit Insurance Corporation[/a] dovrebbe aumentare i propri poteri, assumendo il controllo di tutte le grandi istituzioni finanziarie e non solo di quelle che raccolgono depositi come avviene attualmente, per questo l’ente guidato da [p]Sheila Bair[/p], continua a rimanere la migliore candidatura per garantire la supervisione dell’aggregator bank.

Ieri il presidente Barck Obama ha sottolineato nuovamente la necessità e l’urgenza dell’approvazione del piano, per fronteggiare una situazione economica che, seppur grave offre una certa tenuta a livello macroeconomico, sul fronte interno costringe la popolazione americana ad una stretta sul credito e a sopportare un forte costo del debito, con un marcato deterioramento del tenore di vita.
Se infatti i tassi a breve sono prossimi allo zero, l’avversione al rischio e lo scarso livello di liquidità del settore bancario portano i tassi offerti al settore reale a livelli piuttosto elevati.
Citiamo a riguardo il tasso delle ipoteche jumbo, ovvero per le abitazioni di maggiori dimensioni, pari al 6,91 per cento, in rialzo di un punto percentuale, rispetto al picco registrato nel 2007.

L’approvazione del piano non dovrebbe comunque trovare ostacoli, grazie al sostegno di almeno tre senatori repubblicani.
 

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