Le attese della settimana sui mercati

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di Finanza Operativa 10 Luglio 2017 | 12:30

A cura di Marco Vailati, Responsabile Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda
EZ: prosegue il brillante impulso economico positivo che non impatta ancora però sui prezzi. Gli indici anticipatori dei direttori d’acquisto hanno nuovamente fornito segnali positivi, con i rilasci finali di giugno migliori delle anticipazioni e il Manifatturiero addirittura al nuovo record dal 4/11. Con i dati finali, la media trimestrale del Pmi Composto chiude in crescita a 56.6 da 55.6 del precedente periodo, facendo presagire un buon Pil trimestrale. Ne ha beneficiato la disoccupazione che si è confermata ai minimi dal 3/09. Tutto ciò si accompagna alla crescita delle vendite, confermando il buon tono dell’economia domestica. Resta come unico elemento stonato la crescita dei prezzi con la decelerazione di quelli alla produzione.
US: scenario goldilock. Dopo i dati di edilizia in decelerazione e vendita auto in consolidamento collegati a ordini anch’essi in calo per maggio, gli indicatori prospettici hanno fornito indicazioni positive su giugno, segnalando una crescita dell’attività sia Manifatturiera sia di Servizi, accompagnate da un mercato del lavoro molto tonico. L’insieme delinea uno scenario da goldilock, cioè con crescita moderata per nulla surriscaldata e che dunque non richiede inasprimenti affrettati da parte della Fed. La crescita è anche positiva e in salute e perciò in grado di sopportare una progressiva e graduale normalizzazione della politica monetaria.
UK: la Brexit inizia a presentare il conto. La svalutazione della sterlina conseguita alla Brexit ha causato inflazione con conseguente riduzione del potere d’acquisto dei consumatori e un rallentamento del tasso di crescita. Lo hanno mostrato i Pmi, con dati di crescita attività in decelerazione anche se ancora a livelli elevati, il trend calante della crescita dei prezzi immobiliari e il peggioramento del deficit commerciale, conseguito a una crescita del +3.9% dell’import, anche per i maggiori costi conseguenti alla svalutazione che supera l’aumento di +0.9% dell’export, agevolato nella competizione dalla svalutazione della sterlina. A ciò si è aggiunto anche il calo della produzione industriale penalizzata dall’incertezza per le negoziazioni e per la minore governabilità conseguita alle elezioni.

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