Novelli (Lemanik): Fiducia dei mercati illusoria, siamo nella trappola del debito

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 11 Luglio 2017 | 19:00

“Il primo semestre dell’anno si chiude con una generale positività sulle prospettive economiche future, che si riflette in modo particolare sugli indici dei mercati azionari. In realtà ci troviamo in un periodo di crescita piuttosto debole ovunque e guardando all’orizzonte non si intravedono fasi di miglioramento del ciclo, quanto piuttosto nuovi segni di cedimento. Ci troviamo nella tipica trappola da debito”. È l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del Lemanik Global Strategy Fund.
Anche se tutti si preoccupano di sostenere le aspettative positive per far credere che torneranno i tempi della crescita, essa è debole e accompagnata da segnali di cedimento. Questo in particolare sulle recenti dinamiche del credito al consumo e sul picco raggiunto dalle vendite di auto in Usa, così come dai dati degli ultimi mesi sulle vendite al dettaglio e sui beni durevoli. I forti dati economici preannunciati dai Pmi di inizio anno non si sono dunque concretizzati.
“In un contesto di questo tipo, neppure la politica fiscale di Trump potrà modificare il quadro. Ogni aumento del debito per fare politiche fiscali espansive produrrà un aumento dei tassi che annullerà in pochi minuti qualsiasi stimolo. Quella che abbiamo di fronte è la tipica trappola da debito che tutti negano ma che nel frattempo continua a salire senza produrre la crescita economica del passato”, spiega Novelli. “Negli Stati Uniti ogni punto percentuale di crescita richiede quattro punti percentuali di nuovo debito: se l’economia americana volesse crescere al 3% dovrebbe aggiungere il 12% in più di debito sul Pil ogni anno. In tre anni il debito pubblico e privato salirebbe dunque al 400% del Pil rispetto al 357% attuale. Se gli investitori si rendessero conto dei meccanismi di credito che sono necessari per produrre la crescita che i mercati azionari stanno già scontando, ci sarebbe un vero e proprio collasso dei mercati”.
Il sistema economico e finanziario non è quindi in grado al momento di sostenere la crescita senza incorrere nel rischio di una nuova crisi da debito. Le dinamiche del debito privato si sono portate ai massimi di tutti i tempi in Usa, Uk, Canada, Australia e Cina, facendo in parte riprendere il ciclo economico. Nel frattempo però alcuni analisti si sono affrettati a dire che non ci sono preoccupazioni per il futuro, perché tale debito è concentrato nel settore dei consumi e non è paragonabile a quello accumulato sui mutui nel 2007.
“Oggi il livello dei subprime nel credito al consumo negli Stati Uniti è al 20%, lo stesso livello raggiunto sui mutui nel 2007. Quando i subprime arrivano a questi livelli il ciclo del credito è vicino al suo picco. Se questo fosse vero, l’economia potrebbe essere esposta a un tangibile rischio di recessione entro 12 mesi”, continua Novelli. “Il leverage che ha prodotto la crisi del 2008 è oggi più elevato di prima. Si è semplicemente spostato dai bilanci delle banche e dal real estate al credito al consumo e al settore corporate. La Fed è senza dubbio preoccupata da queste dinamiche, ma i banchieri centrali di oggi sono molto più interessati a raccogliere il consenso dei mercati nel breve periodo senza curarsi dell’instabilità futura di medio lungo termine”.

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