Il protezionismo genera pochi vincitori

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di Finanza Operativa 11 Luglio 2017 | 15:30

A cura di David Dudding, Gestore di portafoglio azionario globale Columbia Threadneedle
Quasi tutte le aziende sono a rischio in uno scenario di deglobalizzazione guidata dagli Stati Uniti. Se ad esempio il Messico decidesse per rappresaglia contro dazi illegali di non riconoscere la validità di brevetti statunitensi, i proftti dell’industria farmaceutica potrebbero risentirne. Tali sviluppi ridurrebbero gli incentivi delle multinazionali  statunitensi a innovare e creare farmaci potenzialmente in grado di salvare vite umane. Anche altre tipologie di aziende, tra cui le società del settore informatico, potrebbero essere penalizzate se i loro diritti di proprietà intellettuale non venissero rispettati secondo quanto concordato nel quadro dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).
Eventuali contromisure potrebbero inoltre colpire alcune aziende che generano un’elevata quota del loro valore aggiunto negli Stati Uniti ma che vendono prodotti e servizi all’estero. Tra queste fgura Boeing, società leader nella costruzione di aeromobili e importante datore di lavoro statunitense.
Ulteriori settori danneggiati sarebbero quelli che utilizzano materie prime non disponibili in patria e i cui margini sono già bassi, ad esempio raffnerie e abbigliamento. L’attuale modello operativo di altre aziende esposte alla domanda fnale di regioni orientate alla crescita degli scambi commerciali o alla spesa pubblica di altri paesi potrebbe essere a rischio.
Le società che vendono negli Stati Uniti ma creano altrove la maggior parte del valore dei loro processi produttivi potrebbero anch’esse essere penalizzate, soprattutto se competono con aziende statunitensi. Il produttore di vini e liquori francese Pernod Ricard rientra tra queste. Brown-Forman, azienda statunitense produttrice di vini e liquori che vende e produce una discreta quota delle proprie bevande negli Stati Uniti, sarebbe in una certa misura avvantaggiata; l’azienda tuttavia esporta anche all’estero.
I pochi possibili vincitori di una deglobalizzazione guidata dagli USA sarebbero le aziende con una bassa quota di vendite e di creazione di valore aggiunto negli Stati Uniti che competono con aziende statunitensi. Queste società, operanti in Europa, Australasia ed Estremo Oriente, potrebbero benefciare di una minore concorrenza, ma solo nel caso di dazi reciproci.

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