Piano Obama: cosa succede dopo il primo STOP

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di Cole Kendall 10 Febbraio 2009 | 08:30
Il Prodotto nazionale lordo degli Stati Uniti ammonta a 14 trilioni di dollari. Durante le fasi recessive (come questa) solitamente l’economia tende a crescere a tassi inferiori alla media storica (2-3% p.a) per questo il Presidente Obama ha portato alla Camera un piano che prevede investimenti per 300 miliardi di dollari l’anno, per i prossimi due anni. Questo, secondo l’attuale amministrazione, dovrebbe aiutare l’economia a reagire e riprendere così il suo normale corso.

Negli Stati Uniti il Presidente da solo non ha il potere di varare una legge, per questo esiste il congresso che la scrive e l’approva, successivamente è il Presidente a controfirmarla e renderla effettiva.

In questo momento la situazione politica del Congresso Usa vede al Senato un piccolo gruppo di senatori (40 su 100) capaci di bloccare qualsiasi legge, per questo il lavoro di Obama consiste nel convincere il suo partito a creare un pacchetto di aiuti capace di incontrare il consenso dei Repubblicani, o meglio almeno una parte di essi in modo da far approvare la legge.

Il Presidente Obama ha così stilato una legge di massima ma che vede i suoi ideatori sedere alla Camera: ovviamente, i progetti presentati sono soprattutto quelli che la Camera vuole vedere realizzati, e in particolare quei progetti che sotto l’amministrazione Repubblicana di Bush erano stati ‘bocciati’.

Una volta che la legge va al Senato, i Democratici devono trovare un numero sufficiente di Repubblicani che gli appoggino. Tre repubblicani però pensano che la “House bill” sia di dimensioni eccessive: si tratterebbe di 819 miliardi di dollari, di questi 300 miliardi l’anno per due anni e 200 miliardi da spendere dopo il 2010 (proprio quando Obama riprenderà la corsa per le presidenziali del 2012).

La discussione vede coinvolti anche alcuni senatori democratici, necessari per portare il pacchetto complessivo a 827 miliardi contro i 1.200 miliardi del piano originale (300bn+300bn+200bn).

Quindi i Repubblicani più conservatori da un punto di vista fiscale, attualmente chiedono di spendere un po’ di più di quello che chiede la Camera ma meno di quanto vuole spendere il Senato, differenze che vertono solo su temi marginali.

Ora che il Senato ha approvato la legge, ci sarà un dibattito tra Camera e Senato per trovare un punto di contatto tra le due leggi e trovare quindi una soluzione che vada bene ad entrambe. Tutto questo deve avvenire però in pochi giorni, visto che Obama ha chiesto espressamente la legge sulla sua scrivania per il week end.

Una volta approvato, il pacchetto di aiuti partirebbe immediatamente.

A questo punto rimangono tre scenari possibili:

1.La recessione finirà nei prossimi mesi senza il ricorso alla spesa pubblica (come si è verificato in tutte le recessioni dei passati 50 anni). In questo caso, l’economia si riprenderà prima del previsto e l’enorme pacchetto di aiuti pubblici surriscalderà la crescita già nel 2010, spingendo l’inflazione verso l’alto.
 
2.Il pacchetto di aiuti si dimostrerà della ‘taglia’ giusta e l’economia riprenderà il suo normale corso dal 2010; a quel punto Obama dovrà alzare le tasse per ripagare l’enorme deficit accumulato nel 2009.
 
3.Il pacchetto si dimostrerà sottodimensionato (a causa di nuove crisi sul fronte bancario o altri disastri economici) e per questo l’economia americana continuerà a soffrire per diversi anni, così come accaduto per il Giappone negli anni novanta.

 

E’ molto difficile e troppo presto sapere quale dei tre scenari si dimostrerà corretto, ma ogni analista che si rispetti non potrà che condividere che le possibilità che si realizzi lo scenario (2) sono veramente minime.

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